25 aprile a Milano: un percorso virtuale tra lapidi di partigiani e pietre d’inciampo

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25 aprile a Milano: un percorso virtuale tra lapidi di partigiani e pietre d’inciampo

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La mappa della Resistenza

Per il 75° anniversario della Resistenza ANPI e ANED hanno pubblicato una pianta del centro storico di Milano con l’elenco delle lapidi individuali e collettive e delle Pietre d’inciampo, indicando le tappe di un percorso che racconta le drammatiche storie dei caduti per la libertà.

 

La mappa della Resistenza di ANPI e ANED è una carta per chi vuole conoscere

i “Percorsi della Memoria all’interno del centro storico di Milano”.

È stata stampata in duemila esemplari regalati ai cittadini del Municipio 1.

Conduce a 33 lapidi dedicate ai milanesi morti nella lotta contro il nazifascismo come i tranvieri dell’Atm protagonisti degli scioperi del marzo del ‘44 e i caduti di guerra; a 17 Pietre d’inciampo per deportati politici e per motivi religiosi; a 9 targhe che ricordano eventi collettivi: i fucilati all’Arena, i martiri antifascisti di piazzale Loreto; ad altre 5 poste davanti a luoghi simbolici, come l’Hotel Regina di via Silvio Pellico, che al tempo della Repubblica di Salò era sede delle Ss e della Gestapo, o come il carcere di San Vittore dove “tra l’8 settembre del ’43 e il 25 aprile del 45 centinaia di italiani subirono umiliazioni, patimenti e torture.

Qui c’era un’ala riservata agli ebrei che venivano mandati ai campi di sterminio sui treni che partivano dal binario 21, un binario interrato nella stazione Centrale, fuori da sguardi indiscreti.

Oggi il binario 21 è il Memoriale della Shoah di Milano.

Tra il 1943 e il 1945, dal binario 21 partirono ventitré treni diretti ad Auschwitz e ad altri campi di concentramento.

Nei vagoni, un tempo destinati al trasporto postale, erano rinchiuse migliaia di perseguitati, soprattutto ebrei, e poi partigiani, operai, dissidenti politici.

Il progetto della mappa della Resistenza è nato per iniziativa di Francesca Castelbarco, consigliera del Municipio 1, in collaborazione con le associazioni dei partigiani e dei deportati, ANPI e ANED, del Comune di Milano e del sindaco Beppe Sala.

La Carta è una guida ricca di notizie e racconta le storie di tanti che sono stati vittime dell’oppressione nazi-fascista.

Il progetto potrebbe proseguire con una mappa di tutta la città,

che comprenderà anche le nuove Pietre d’inciampo

che verranno poste in futuro.

Le Pietre d’inciampo

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Le prime sei sono state poste a Milano nel 2017, ma ora se ne sono aggiunte molte altre e altre ancora verrano cementate nei marciapiedi della città in corrispondenza delle case da cui ebrei e antifascisti sono stati arrestati e avviati alla deportazione nei Lager nazisti.

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Davanti al carcere di San Vittore una pietra porta il nome di Andrea Schivo, un secondino che aiutava gli ebrei e per questo è stato deportato. In Israele è ricordato come Giusto delle Nazioni.

Le Pietre d’inciampo sono un’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig che ha iniziato a collocarle 20 anni fa in Germania, all’inizio senza alcuna autorizzazione.

La prima di sei pietre dell’inciampo collocate a Milano nel 2017 è quella dedicata ad Alberto Segre, il padre della senatrice Liliana Segre, ucciso ad Auschwitz nel 1944.

Una targa in ottone della grandezza di un sampietrino lo ricorda davanti al portone di corso Magenta 55, dove abitava con i genitori e la figlia, prima che venissero deportati e uccisi ad Auschwitz, da dove solo Liliana fece ritorno.

Giunta a Milano alla fine della guerra è venuta proprio qui, a cercare di riprendere il filo della propria vita brutalmente interrotta.

Le pietre dell’inciampo sono il più grande monumento diffuso d’Europa,

con 60mila pietre poste in oltre 1800 città.

In occasione della posa della pietra dedicata al padre, Liliana Segre ha ricordato che “Gli ebrei quando vanno al cimitero non portano fiori, ma sassolini. Ci furono ebrei deportati dalle ‘loro tiepide case’ come scrisse Primo Levi, come ci furono politici che misero a rischio e persero la loro vita per la libertà, per principi e ideali antifascisti, che durante la guerra non erano affatto condivisi, né in Italia, né in Germania.

Essere oppositori di quei poteri, era allora un atto eroico. Coloro che sono stati uccisi nei campi di sterminio, ebrei come deportati politici, d’ora in poi saranno ricordati davanti alle “loro tiepide case “con una pietra d’inciampo, che sarà come quel sassolino che non abbiamo potuto mettere al cimitero sulle loro tombe”.

Oggi a Milano le Pietre d’inciampo sono diverse decine

e altre ne verrano poste a ricordare i combattenti per la libertà.

Elefteria Morosini

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