Canova e l’antico a Napoli: una mostra che lascerà il segno

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Canova e l’Antico: i capolavori dell’Ermitage tra i modelli classici  al MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 30 giugno 2019

Nel Museo Archeologico di Napoli straordinari capolavori di Antonio Canova (1757-1822) accolgono il visitatore: l’ Amorino Alato, Ebe, la Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie, provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo.

Accanto si stagliano l’imponente Pace, di Kiev e l’Apollo che s’incorona, prestito del Getty Museum di Los Angeles.

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MADDALENA

Commuove la bellissima Maddalena penitente di Genova, meditativa e sensuale al tempo stesso.

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ENDIMIONE DORMIENTE

Si ammirano delicatissimi grandi gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova), che ha messo a disposizione molte importanti opere; bassorilievi e bozzetti preparatori per intensi monumenti funebri, come quello ad Alfieri.

Accanto alle opere scultoree, si ammirano 34 delicatissime e raffinate tempere su carta a fondo nero, tra cui le Danzatrici, recentemente restaurate e ispirate alle pitture pompeiane su fondo unito, che si contrappone al bianchissimo marmo di Carrara, in una sperimentazione di forme espressive diverse e opposte che ci restituiscono la complessità e la modernità di Canova.Canova_antico_Mann_Napoli

Il rapporto tra l’artista e l’arte antica è la chiave interpretativa di questa mostra.

Per tutto il corso della sua attività artistica Canova ha scelto di “Imitare, non copiare gli antichi”, come sosteneva Winckelmann, il padre del neoclassicismo, per “diventare inimitabile”.

Come l’artista annotava nei suoi tacquini, l’Antico,“bisognava mandarselo in mente, sperimentandolo nel sangue, sino a farlo diventare naturale come la vita stessa”.

E per Stendhall “ Il Canova ha avuto il coraggio di non copiare i greci e di inventare una bellezza, come avevano fatto i greci: che dolore per i pedanti!”.

Gli accostamenti rivelatori 

Ecco accostamenti rivelatori, come la Danzatrice con le mani sui fianchi, destinata a Joséphine de Beauharnais, che reinventa le Danzatrici ercolanesi, avvolte in fluttuanti veli trasparenti. Tra le proposte del curatore è l’accostamento alla celeberrima statua di Paolina Borghese di un scutura funebre di epoca etrusca.

Al vertice dell’autonomia creativa dell’artista si collocano le Tre Grazie: “l’abbraccio ingegnoso e nuovo di tre figure femminili, che da qualunque lato lo si osservi, girandovi attorno – come scrisse Quatremère de Quincy – rivela, con aspetti sempre diversi, molteplicità di positure, di forme, di contorni, di idee e di modi di sentire…”.

Nelle due grandi sale del MANN i capolavori di Canova sono posti in dialogo con le opere antiche, di cui alcune sono state inserite nel percorso espositivo e accostate suggestivamente alle opere del maestro del neoclassicismo.

Nelle sale del Museo si conservano capolavori ammirati dal maestro veneto: pitture e sculture ‘ercolanesi’ che egli vide nel 1780, giungendo nella capitale del regno borbonico, meta imprescindibile per qualsiasi artista, anche per gli scavi di Ercolano e Pompei.

Canova e Napoli 

Canova si immerse nella vita della città, ne esplorò le bellezze: nella cappella Sansevero fu colpito dal Cristo morto di Giuseppe Sanmartino. Si recò a Pompei “sito che si sta scavando presentemente”, a Salerno e a Paestum, agli scavi di Portici e di Pozzuoli, nell’antro della Sibilla, a Baia, alla solfatara.

Ottenne diversi incarichi, tra cui il ritratto del re Ferdinando IV di Borbone. Dopo le vicissitudini dell’epoca napoleonica, nel 1821 la gigantesca statua venne collocata nel Museo Borbonico (l’attuale MANN) sullo scalone monumentale, da cui fu spodestata al tempo dell’Unità d’Italia sotto i Savoia e dove da poco è tornata.

Per realizzare tali e tanti capolavori Canova aveva sperimentato un processo di lavorazione che gli consentiva di dedicarsi alle opere di maggior impegno, lasciando agli aiutanti dello studio i compiti non creativi: modellava prima in creta e gesso, a grandezza naturale, i suoi soggetti, poi trasposti in marmo dai lavoranti con compassi, fili a piombo, telai, riservandosi l’“ultima mano” e dando gli ultimi tocchi a lume di candela.

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Canova e la Russia

“Chi conosce la terra, dove il cielo d’indicibile azzurro si colora? dove tranquillo il mar con l’onda sfiora rovine del passato? […] Dove il gran Torquato cantò superbo, […], Ove dipinse Raffaello, dove nei nostri giorni lo scalpello di Canova dava vita al marmo ubbidiente”.

Sono versi di Puškin, in cui accanto ai nomi di famosi maestri del passato, il poeta mette il nome del suo contemporaneocome di cui aveva ammirato le opere acquistate dallo zar Alessandro I. Sono versi che sottolineano come l’arte sia patrimonio universale e collettivo.

Curata da Giuseppe Pavanello con un comitato scientifico internazionale, la mostra-evento è copromossa dal Mibac-Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito dell’importante protocollo di collaborazione che lega le due Istituzioni.

Organizzata da Villaggio Globale International, ha ottenuto il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa. www.museoarcheologiconapoli.it/it/tag/canova/

Il catalogo Electa che accompagna l’esposizione è ricco di saggi e schede con raffronti fra opere canoviane e opere antiche.

Elefteria Morosini

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