De Chirico a Milano: la pittura tra metafisica e abilità tecnica

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De Chirico a Milano: la pittura tra metafisica e abilità tecnica -Palazzo Reale a cura di Luca Massimo Barbero -Fino al 19 gennaio 2020

Tra le sale bianche e spigolose che ci guidano come un filo di Arianna, grande mito amato dall’artista, si dipana un viaggio tra gli enigmi e i misteri della straordinaria pittura di Giorgio De Chirico, genio instancabile e controverso protagonista dell’arte del ventesimo secolo, i cui enigmi hanno ispirato il logo della mostra che elimina, in modo pressoché inavvertibile, una i dal nome dell’artista.

Nelle sale di Palazzo Reale da fine settembre vi aspetta la grande mostra allestita a cinquant’anni dalla prima antologica italiana realizzata nella stessa sede nel 1970, vivo l’artista, morto a Roma nel 1978, poco dopo essere stato festeggiato in Campidoglio per i suoi 90 anni.

“Il demone in ogni cosa […] l’occhio in ogni cosa [perché] Siamo esploratori pronti per altre partenze” (G. de Chirico, 1918)

Il percorso tra più di 100 capolavori, per la prima volta insieme, permette di apprezzare “da vicino” una pittura di qualità eccezionale, che ci conduce attraverso l’arte del ‘900.

Si parte dal mondo della mitologia greca, in cui si mescolano memorie famigliari, e si prosegue attraverso le varie fasi dell’evoluzione di De Chirico, affermatosi giovanissimo a Parigi negli ambienti surrealisti dove era apprezzato da Apollinaire, per giungere alla scoperta rivoluzionaria della Metafisica, che influenzò i pittori surrealisti come Magritte, Ernst, Dalì, e per cui è considerato insieme a Picasso come uno dei due veri innovatori della pittura del ‘900.

Odiato dalla critica spiazzata dalle sue continue trasformazioni, documentate anche con gli ironici autoritratti e le irriverenti rivisitazioni del Barocco, è stato fonte dell’intuizione di Andy Warhol che di fronte alle Muse inquietanti, realizzate in diverse varianti, ha avuto l’idea dei “multipli” della pop art.

De Chirico, pittore accurato, prende in prestito dal sogno l’esattezza dell’inesattezza, l’uso del vero per promuovere il falso

(J. Cocteau, Il mistero laico, 1928)

L’esposizione segue l’evoluzione della pittura dechirichiana, partendo dal rapporto con il mondo classico attraverso la figura materna, “la centauressa” Gemma de Chirico, e l’autobiografismo per cui i due giovani di spalle della Partenza degli Argonauti (1909) sono facilmente identificabili con i fratelli Andrea (poi pittore famoso col nome di Alberto Savinio) e Giorgio, che lasciano la Grecia natia per affrontare il proprio destino.

L’autoritratto ricorre nell’intera produzione dechirichiana, esercizio pittorico su un soggetto molto prossimo, se stesso, perché «l’uomo conosce meglio d’ogni altra cosa il proprio corpo […] che gli è più vicino e più caro» e de Chirico lo propone nel continuo rapporto con lo specchio e nell’intreccio tra dentro e fuori, che culmina nelle piccole stanze che contengono il paesaggio esterno, i pini marittimi e il mare.

Piazze d’Italia

Dalla scoperta dell’architettura di Torino nel 1911 e dalla lettura di Nietzsche nasce la straordinaria ideazione iconografica delle Piazze d’Italia, dove «Il paesaggio, chiuso nell’arcata del portico, come nel quadrato o nel rettangolo della finestra, acquista maggior valore metafisico»: il porticato laterale, la stazione di fondo, il treno in corsa all’orizzonte, la torre, il proiettarsi netto delle ombre, l’assenza di presenze umane, il monumento come unico abitante della piazza saranno elementi ricorrenti e inquietanti. Immerse in un silenzio assordante, le piazze dechirichiane sono un enigma insondabile: «ci sono molti più enigmi nell’ombra di un uomo che cammina sotto il sole che in tutte le religioni passate, presenti e future».

L’incontro tra manichini e statue

Altra immagine ricorrente è il manichino, un ibrido, un robotico abitante del futuro “inquietante”, che ha emozioni e atteggiamenti umani, come nell’abbraccio commovente tra il figlio-manichino, e il padre-statua de Il figliol prodigo (1922). O nel commiato tra l’automa Ettore e la statua-Andromaca di Ettore e Andromaca (1924). I manichini dechirichiani sono esseri pensanti, filosofi e archeologi misteriosi che raccolgono in grembo gli oggetti del loro amoroso studio.

E ancora la romanità deostruita dei Trofei e dei Gladiatori, aggrovigliati o rappresentati in un fregio che ricorda una sequenza cinematografica.

Omaggio a Milano è la stanza dedicata ai Bagni misteriosi, da cui è nata in occasione della Triennale del 1073 la fontana che si può ammirare nel Parco Sempione.


Ed infine le Muse inquietanti, il dipinto fondante della metafisica, nelle versioni degli anni ’50 e ’60, che nella loro serialità colpirono Andy Warhol.

Una grande impresa compiuta dal curatore Luca Massimo Barbero che regala a Milano un evento di pregio e importanza straordinari e cura il catalogo dell’Electa.

L’esposizione raccoglie 100 capolavori provenienti dai principali musei internazionali, tra cui l’Ariadne del Metropolitan Museum of Art di New York, L’incertezza del poeta dalla Tate Modern di Londra e molte altre opere prestate dal Centre Pompidou di Parigi, da Musei Italiani come Brera e il Museo del Novecento di Milano, il MART di Rovereto, la Peggy Guggenheim di Venezia, altri prestigiosi musei internazionali e numerose collezioni private.

de Chirico
Palazzo Reale, Milano
Tutti i giorni
Per info e prenotazioni 0292897740

Elefteria Morosini

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