“Il ritorno della memoria” a Pieve Santo Stefano
Premio Pieve Saverio Tutino 1945-2025 – IL RITORNO DELLA MEMORIA – 18- 21 settembre a Pieve Santo Stefano (Arezzo)
L’Archivio dei Diari di Pieve Santo Stefano torna come tutti gli anni a presentare gli otto finalisti selezionati tra quanti hanno portato i diari propri o dei loro cari all’Archivio Diaristico Nazionale fondato da Saverio Tutino ormai 41 anni fa, raccontando esperienze reali in pagine che documentano la vita delle persone comuni, quelle che fanno la storia in silenzio.

Tra di essi emergono anche personalità di spicco, che hanno avuto un ruolo di maggiore rilievo nella vita del nostro paese, ma quello che accomuna le testimonianze è l’autenticità e la sincerità di chi scrive prima di tutto per se stesso/a.
Gli autori dei testi in concorso provengono da Veneto, Campania, Emilia Romagna, Sicilia, Lazio, Toscana, Marche e i loro racconti ci portano attraverso la storia, dipanandosi in Europa, Stati Uniti, Africa.
Corrispondenze, memorie, diari, scritti tra il 1917 e il 2021, ci tramandano i ricordi degli autori assieme ai loro progetti per il futuro, richieste di aiuto, lettere d’amore.

La 41esima edizione a Pieve Santo Stefano del Premio Saverio Tutino
A Pieve Santo Stefano, il paese completamente distrutto dai nazisti durante la ritirata sulla linea gotica nel 1944, si raccolgono le testimonianze della storia dell’Europa e dell’Italia. Qui sono depositati oltre10.000 memorie, archiviate anche digitalmente e l’Archivio Diaristico prende forza e vigore ogni anno.
Osserva il presidente della Fondazione Albano Bragagni: “ quest’anno al Piccolo museo del diario abbiamo avuto 15% di visitatori in più dell’anno passato». Alla fondazione partecipa anche la Regione Toscana.
Le iniziative
Nel corso dei 4 giorni della storica manifestazione numerosi sono gli appuntamenti e gli spazi per il dialogo con il pubblico, che potrà confrontarsi con attori e osservatori della scena culturale italiana e internazionale, tra cui la reporter palestinese Premio Tutino Rita Baroud, che ha raccontato fame e guerra da Gaza, il Premio Città del diario Antonio Scurati, che in M, ha narrato Benito Mussolini, dalla conquista del potere fino alla morte.
Numerosi gli eventi in programma: diari diventati libri; il progetto DIMMI di storie migranti; il teatro di Marco Baliani, Mamadou Diakité, Andrea Merendelli, Mario Perrotta, Paola Roscioli; esposizioni, concorsi e premiazioni, tra cui il Premio per il miglior manoscritto originale e molto altro.
Gli otto finalisti in concorso al 41° Premio Pieve Saverio Tutino

Nella serata del 21/9 (trasmessa da Rai Radio3 il 23 settembre) sarà nominato il vincitore del Premio 2025 tra gli otto finalisti, scelti attraverso un lavoro di lettura collettivo. Ecco le loro opere.
Questo tempo della mia felicità desiderata (1937-1943)
È l’epistolario di Vittorio Binotto e Bernardina Casarin, giovani sposi della provincia di Padova, che condividono la loro quotidianità superando la distanza tra il Veneto e i fronti dove il duce manderà a combattere la Divisione Julia:, in Albania, Grecia, Russia.
Dovunque la fisica fosse Fisica (1948-1953)
Eduardo Renato Caianiello, che diventerà scienziato di fama mondiale, nel ’48 negli Stati Uniti per una borsa di studio in Fisica scrive alla moglie Carla Persico rimasta a Napoli con la piccola figlia e la famiglia. Eduardo soffre per la lontananza e, immerso nello stile di vita americano, lo descrive con acume e ironia. Nelle lettere emerge la preoccupazione della guerra in Corea del Nord e per l’espansione sovietica.

Sono nuovamente me stessa (1991-201
Chiara Castellani, medico chirurgo specializzata in ginecologia e ostetricia, si sente sé stessa solo in prima linea nell’aiuto dei bisognosi in Nicaragua, in Ecuador, in diversi paesi africani, impegnata in sala operatoria e nella realizzazione di programmi di sviluppo sanitario.
Partanna New York (1937-1972)
Francesca Ingoglia racconta l’odissea della sua famiglia, continuamente in viaggio tra Partanna, la terra d’origine nell’entroterra siciliano, e New York, a quel tempo terra di opportunità, fino a Milano, tappa finale.
Bisogna andare a Rodi (1943-1945)
È il diario in cui Arnaldo Manni, Tenente del Genio di Castelfranco Emilia, commenta il crollo dell’Italia fascista e il dramma delle truppe di stanza nel Mar Egeo, fino all’adesione alla RSI, tra mille dubbi e mille tormenti.
La nebbia (1987-2021)
Debora Pietrarelli disegna l’autoritratto di una ragazza che dopo la perdita dei genitori, si ritrova isolata, sente vacillare il suo equilibrio emotivo. A Roma, poi a Venezia, poi ancora a Roma, si arrangia per sopravvivere. Grazie alle chiese e alle associazioni, che offrono ai senza tetto ospitalità e pasti, familiarizza con altri ragazzi nella sua condizione, si sente meno sola, ritrova se stessa.
Io credevo di far resistenza (1917-1918)
Ricciardo Vaghetti è un soldato di stanza a Caporetto. Di Cascina, ha vent’anni quando partecipa alle azioni intraprese dal suo reggimento per scongiurare la disfatta. Affronterà la cattura, la fame, il freddo durante la prigionia.
Fuga da Kos (1940-1946)
Tito Zampa dopo l’8 settembre catturato dai tedeschi è rinchiuso insieme a migliaia di commilitoni in un castello inespugnabile. Da qui inizia una serie di fughe rocambolesche, riuscendo dopo 6 anni a ricongiungersi alla sua famiglia a Marzocca di Senigallia.
Per programma e informazioni premiopieve.it


