Le statue di Firenze deserta parlano agli umani: ci mancate

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Le statue di Firenze deserta parlano agli umani: ci mancate

“Non vediamo l’ora di rivedervi! Vediamoci presto!” sono le parole e l’invito che ci rivolgono le statue di Firenze nell’originale video “To humans, from Florence – Un video per Firenze”, divenuto ormai virale.

Si tratta di un creativo progetto dello studio di comunicazione “Riprese Firenze” con il patrocinio del Comune della città e il sostegno di Florence Convention & Visitors Bureau e di Toscana Promozione Turistica.le-statue-di-firenze-deserta-parlano-agli-umani-ci-mancate

Immagini di città deserte in Italia, in Europa e un po’ ovunque ne abbiamo viste tante in questo periodo difficile in cui tutti viviamo il più possibile nelle nostre case per proteggere noi e gli altri dal coronavirus e in genere ci comunicano un senso profondo di inquietudine e di smarrimento.

Al contrario le immagini delle statue di questo video, che ci restituiscono la bellezza di una città tra le più famose nel mondo, parlandoci con familiarità, proprio come se ci conoscessero, se si rivolgessero a ciascuno di noi, ci invitano alla speranza e alla bellezza, ci richiamano alla vita con il ricordo suoi rumori (le grida dei bambini, quelle del mercato, il brusio dei turisti, il suono dei passi, le parole della quotidianità …).

Le statue e il silenzio

Il silenzio, che ora pervade le piazze e le strade, stupisce le statue,

abituate al frastuono delle città d’arte

e fa loro rimpiangere la nostra presenza.

Le immagini fanno rinascere in noi la voglia di vedere, di conoscere, di scoprire luoghi, persone, storie del passato e del presente e non solo in chi non vi è ancora mai stato, ma anche in chi già li conosce, ma che ora è invitato a “rivederli” con occhi nuovi, più aperti, più attenti, più curiosi.

Le statue sono tante, un vero patrimonio artistico: si parte dalla famosissima Piazza della Signoria con Palazzo Vecchio, sede del Comune, e con la Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati (1563-65), la prima fontana pubblica della città, in marmo bianco di Carrara, dove il dio delle acque, al centro di una grande vasca ottagonale, è circondato da satiri , tritoni e nereidi.le-statue-di-firenze-deserta-parlano-agli-umani-ci-mancate

Ecco poi la copia del celebre David di Michelangelo, simbolo della lotta del popolo contro i nemici della Repubblica fiorentina (l’originale si trova nella Galleria dell’Accademia, 1501-04), con accanto l’Ercole e Caco (Baccio Bandinelli, 1533): la forza e l’ingegno di Ercole vincono la malvagità del mostro Caco.

Dalla statua in bronzo di Cosimo I de’ Medici (Giambologna, 1587-94), la prima grande scultura equestre della città, alle splendide statue a carattere mitologico della Loggia della Signoria o Loggia dei Lanzi, accanto agli Uffizi, con il Perseo con la testa di Medusa (Benvenuto Cellini, 1545-54), il Ratto delle Sabine ed Ercole e il centauro Nesso (Giambologna, tra 1574 e il 1598), il Ratto di Polissena (Pio Fedi, 1855-65), figlia del re di Troia Priamo, Patroclo e Menelao.

Ancora in Piazza della Signoria la copia della statua del Marzocco di Donatello (l’originale nel Museo del Bargello,1419-20), il leone in pietra serena che poggia una zampa sullo stemma di Firenze.

Da Piazza del Duomo, dove Filippo Brunelleschi (Luigi Pampaloni, 1830), il grande architetto rinascimentale, guarda la sua Cupola dal Palazzo dei Canonici, al Pontevecchio con il busto dello scultore e orafo Benvenuto Cellini (Raffaello Romanelli, 1901), all’interno di una cancellata usata dagli innamorati per appendervi i lucchetti, le cui chiavi, sono state gettate in Arno, a testimonianza della indissolubilità del loro legame d’amore.

Dal Ponte di Santa Trìnita con le statue allegoriche che raffigurano le quattro stagioni (collocate nel 1608 per le nozze di Cosimo II), alle statue del Loggiato degli Uffizi, tra cui quella di Francesco Ferrucci, condottiero della Repubblica di Firenze.

Dalla Piazza di San Lorenzo, con l’omonima basilica, con la statua del condottiero Giovanni delle Bande Nere (Baccio Bandinelli, 1540), padre di Cosimo I, a Piazza della Santissima Annunziata con il monumento equestre al Granduca Ferdinando I de’ Medici (iniziata dal Giambologna), il cui basamento è decorato da uno sciame d’api, con l’ape regina al centro, simbolo del potere del Granduca, circondato dai fedeli e laboriosi fiorentini.

La popolarissima Fontana del Porcellino (Pietro Tacca, 1633) nella Loggia del Mercato Nuovo raffigura in realtà un cinghiale in bronzo, il cui muso appare scolorito, quasi dorato, perché tutti lo toccano in quanto, secondo la tradizione, porta fortuna.

All’ingresso del Parco delle Cascine la statua equestre di Vittorio Emanuele II (Emilio Zocchi, 1890), sullo sfondo l’Opera, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

E come dimenticare Dante, il sommo poeta?

Eccolo raffigurato nel monumento in Piazza Santa Croce (Enrico Pazzi, 1857-65).

La curiosa statua di Porta Romana (Michelangelo Pistoletto, 1981-84) ci riporta ai giorni nostri; l’opera, intitolata Dietrofront, raffigura una figura femminile protesa verso sud che porta sul capo una pesante lastra, un’altra figura femminile, orientata verso nord.

Altre statue ci accompagnano nella scoperta della città e dei suoi innumerevoli tesori, il breve ma intenso viaggio si conclude con le parole “ E quindi uscimmo a riveder le stelle” (Dante, ultimo verso dell’Inferno), che mai come in questo momento ci auguriamo avvenga al più presto, desiderosi come siamo di riprendere in mano le nostre vite, ma più consapevoli e grati della bellezza che ci circonda e che ci nutre.

Raffaella Airaghi

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