Leonora Carrington: la poliedrica artista a Palazzo Reale
Pittrice, scultrice e scrittrice, compagna di Max Ernst
Leonora Carrington fu una delle artiste più influenti e visionarie del Novecento ma è quasi sconosciuta in Italia. Almeno fino a oggi. E’ infatti grazie alla mostra ospitata a Palazzo Reale a Milano se la pittrice, scultrice, scrittrice e drammaturga assurge finalmente anche qui da noi agli onori che la sua arte e la sua figura meritano.
Per avvicinarsi con il dovuto rispetto alla sua poliedrica capacità artistica è necessario parlare di Leonora Carrington, della sua storia.

Nata in una famiglia benestante in Inghilterra nel 1917, la Carrington crebbe in una villa del Lancashire circondata da animali, gli stessi che ritroviamo nei suoi dipinti e nelle sue favole assieme agli elfi, alle streghe e alle fatine che le fiabe narratele da una tata irlandese impressero nella sua memoria e nella sua fantasia e che possiamo trovare fin dalle sue opere della sua giovinezza come “Sisters of the moon”.
Piuttosto riottosa alle regole che scuola e società cercavano di imporle – tant’è che venne espulsa da diverse scuole religiose – fu mandata prima in un collegio a Firenze (dove imparò ad amare l’arte rinascimentale italiana e fiamminga e a usare la tempera) e poi in una scuola a Parigi dove ai balli a cui in genere le debuttanti sognavano di partecipare, lei preferiva lo zoo.
“Ci andavo così spesso” racconta ne “La Debuttante” uno dei suoi primi racconti “che conoscevo gli animali meglio delle ragazze della mia età. Era perché volevo evadere dal mondo che mi recavo ogni giorno allo zoo. L’animale che ho conosciuto meglio è stata una giovane iena. Anche lei mi conosceva. Era molto intelligente. Le ho insegnato a parlare francese e, in cambio lei mi ha insegnato la sua lingua”.

Leonora Carrington e Max Ernst
Ritornata in Inghilterra dove si iscrisse alla Chelsea School of Art, nel 1936 entrò in contatto con il gruppo surrealista e conobbe Max Ernst. Fù amore a prima vista. Un amore, però, che il padre di Leonora contrastò duramente. Perchè lei aveva 19 anni e lui 46? Ma anche perchè non aveva grande stima degli artisti in genere.
La coppia si trasferì prima a Parigi e poi a Saint Martin d’Ardèche dove lei produsse i suoi primi scritti e riprese a dipingere e dove vissero fino a che Ernst non fu arrestato e condotto in un campo di concentramento.
Leonora Carrington allora si trasferì in Spagna dove venne dichiarata pazza e rinchiusa in un manicomio per alcuni mesi ma da cui venne dimessa per intercessione della famiglia che la affidò alle cure di una vecchia governante affinchè la conducesse a Lisbona e successivamente in Sudafrica per farla ricoverare in una clinica psichiatrica. Ma nella capitale portoghese Leonora ritrovò il diplomatico Renato Leduc, conosciuto a Parigi, che si offrì di condurla in America se lo avesse sposato.
Ed ecco che nel 1942, l’artista pubblicò racconti nelle riviste surrealisteViev e VVV, ed espose le sue opere in diversi musei di New York. Poi, come altri surrealisti, si trasferì in Messico dove divorziò ma poi si risposò con il fotografo ungherese Emerico Imri Weisz con cui ebbe due figli: Gabriel e Pablo.
E’ però solo nel 1948, quando un’importante galleria di New York le dedica una personale, che le gallerie messicane cominciano ad interessarsi all’artista, dopo averla ignorata per quasi un decennio. Da allora per lei e la sua arte fù una continua ascesa a tal punto che venne addirittura nominata Ciudadana de Honor de México.
E nell’estate del 2010, alla Chichester’s Pallant House Gallery nel Regno Unito, all’interno di una stagione di mostre internazionali, la Surreal Friends, che celebrava il ruolo delle donne nel movimento surrealista, si svolse una delle maggiori mostre delle sue opere.
Leonora Carrington e il surrealismo
Ma definirla surrealista è riduttivo. Certo quel movimento ha avuto un’importante influsso su di lei. Dai surrealisti ha infatti ereditato il linguaggio visivo in cui veglia e sonno coesistono con facilità e con cui comporre immagini ossessive, ma utilizza questo patrimonio in modo personale, arricchendolo di continui riferimenti autobiografici e rimandi alle sue letture di formazione.
Se nelle sue opere è infatti evidente la componente liberatoria, giocosa e fiabesca tipica del sogno, si intuiscono anche gli influssi dell’alchimia, della magia, dell’astrologia e dei tarocchi.
Infine non dobbiamo e non possiamo scordare che Leonora Carrington è stata una pioniera dell’ecofemminismo intrecciando nel suo lavoro la difesa della natura e dei diritti delle donne. La sua arte e il suo pensiero evidenziano il legame tra le donne e l’ambiente denunciando l’atteggiamento predatorio dell’uomo e promuovendo l’autonomia femminile e il rispetto della vita in tutte le sue forme, attraverso personalissime metafore della fertilità. E ha sempre difeso il “femminismo della coscienza” consapevole e inclusivo di tutti i generi in una visione armonica del mondo ispirata ai principi dell’alchimia.
Significativo di quanto precorresse i tempi è questo suo pensiero: “Se tutte le donne del mondo decidessero di controllare la popolazione, rifiutare la guerra, rifiutare la discriminazione basata sul sesso o sulla razza e costringessero così gli uomini a permettere la sopravvivenza della vita su questo pianeta, sarebbe davvero un miracolo”.
Testo di Fabia Garatti


