Magritte La Ligne de Vie al MASI di Lugano

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Magritte La Ligne de Vie al MASI di Lugano – Museo d’arte della Svizzera Italiana, sede LAC Lugano Arte e Cultura – è una mostra imperdibile perché ci regala un’eccezionale selezione delle opere più significative dell’artista belga e che si possono ammirare sino al 6 gennaio 2019.

Magritte

foto di Giovanna Dal Magro

Il nome della mostra – e il suo filo conduttore – è quello della conferenza La ligne de vie (la linea della vita) che l’artista tenne ad Anversa nel 1938 per parlare del proprio lavoro. Il percorso espositivo, che racconta i diversi periodi creativi dell’autore, si apre con un ritratto fotografico di Magritte che sembra salutare il pubblico alzando la bombetta. Il copricapo è un motivo ricorrente nelle sue opere e vuole simboleggiare l’uomo borghese, ma è anche una maschera dietro la quale egli esprime amore ed erotismo, sogni e incubi, regole e trasgressione.

Il percorso espositivo conta più di novanta opere – alcune raramente esposte al pubblico – e ha un chiaro e gradevole ritmo cronologico. Il primo periodo è il pre-surrealista degli anni Venti dove Magritte mostra di essere affascinato dai futuristi italiani. Poi arriva il suo surrealismo che prende spunto dalla metafisica di De Chirico.

Segue un’ampia selezione di lavori realizzati fra gli anni Venti e Trenta,  con i dipinti-parole come quello ‘Ceci n’est pas une pipe’: lo ‘spaesamento‘ di oggetti comuni, scelti affinché la loro decontestualizzazione risultasse efficace, è uno dei contributi più originali di Magritte all’arte del Novecento. Nel 1930 egli rientra a Bruxelles da Parigi dove si dedica anche a lavori pubblicitari realizzando varie affiches.

Magritte

foto di Giovanna Dal Magro

L’esposizione documenta anche l’idea dell’artista di rendere insolite le cose più comuni, come in Modéle rouge (1953) dove mostra piedi e scarpe fusi insieme.

Queste opere, che oggi riconosciamo come capolavori, all’epoca della loro creazione destarono numerose critiche.L’esposizione del MASI presenta anche una selezione di lavori successivi alla conferenza del 1938 per mettere in evidenza come l’approccio artistico illustrato da Magritte in tale occasione costituì il fondamento di tutta la sua carriera creativa. Alcuni dei suoi dipinti più celebri furono realizzati tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Sessanta, tra cui La mémoire (1948), Le château de Pyrénées (1962) e La grande guerre (1964).

Gli ultimi vent’anni di attività vedono l’affermazione dell’artista sulla scena internazionale: negli Stati Uniti la sua consacrazione definitiva avvenne nel 1965 con l’esposizione personale al Museum of Modern Art di New York.

Magritte

foto di Giovanna Dal Magro –

Il percorso espositivo documenta inoltre alcune divagazioni del maestro belga dal suo inconfondibile stile: i periodi ‘Renoir‘ – durante il quale impiega una tecnica ispirata all’impressionismo – e ‘vache‘ (ovvero brutto) una serie di opere ‘trasgressive’ realizzate nel 1948 con colori sgargianti e pennellate libere che ironizzano sul fauvismo. La ricca esposizione conta anche documenti, fotografie – oltre alle già citate affiches – e la proiezione di film realizzati da Magritte alla fine degli anni Cinquanta.

La mostra, a cura di Xavier Canonne, Julie Waseige e Guido Comis, è realizzata con il sostegno della Fondazione Magritte e grazie alla collaborazione con Amos Rex di Helsinki.

www.masilugano.ch

Chiara Bettelli Lelio

Assistente psicologa, direttore di psicodramma moreniano e counselor in sessuologia clinica di FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica), è giornalista professionista nell’area del benessere psico-fisico. E’ esperta in consulenze su difficoltà individuali e di coppia riferite a disturbi psico-sessuali o a problemi relazionali.

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