Miniartextil 2025: Il desiderio si fa trama
A Como torna la fiber art dove i sogni diventano tessuti
C’è un filo invisibile che attraversa le nostre vite (anche a Miniartextil), lo trovi nei sogni ad occhi aperti, nelle cose che ancora non hai, ma già immagini. Lo trovi nel batticuore prima di un incontro, in quella voglia di cambiamento che ti fa muovere. Quel filo si chiama desiderio e a Como diventa materia viva, da toccare, guardare, attraversare.
Fino al 21 settembre, torna Miniartextil, la mostra internazionale dedicata alla fiber art che, anno dopo anno, continua a tessere legami tra artisti, mondi, e storie. Il progetto è stato curato dal critico d’arte Sergio Gaddi, da Chiara Ghizzoni e Mimmo Totaro, ideatore del format.
Il titolo di quest’anno? “Eterno desiderio“. Un tema potente, evocativo, che parla dritto al cuore. Perché il desiderio è il motore segreto di ogni gesto creativo e a Como, tra nodi, intrecci, tessuti e visioni, prende forma in 68 opere (di cui 54 minitessili e 14 installazioni di grande formato) firmate da artisti di 12 Paesi.
L’esposizione è al Palazzo del Broletto, in Piazza del Duomo 2, a Como.
I nomi di Miniartextil
L’arte tessile qui non è roba da museo polveroso. È viva, è voce, è rivoluzione morbida. Alcuni nomi da segnare: Joana Vasconcelos, la regina dell’ironia pop-portoghese. Ricami, ceramiche, oggetti quotidiani e un’energia monumentale che ti fa sorridere e pensare. Se non la conosci, recupera subito la sua “The Bride” fatta di assorbenti interni: un classico contemporaneo.
Joel Andrianomearisoa, poesia nera come il velluto. Le sue installazioni ti prendono per mano e ti portano nei meandri più emotivi del desiderio. Samuel Nnorom, la nuova voce nigeriana della fiber art. Cresciuto tra scarpe e cuciture, crea bolle di tessuto che parlano di appartenenza, famiglia e identità.
Hiva Alizadeh, dall’Iran con furore (e capelli sintetici). Le sue opere sono un trip visivo in technicolor che fonde Oriente e Occidente con una delicatezza che lascia senza fiato. Anna Ray e Giuseppe Coco, due visioni che si intrecciano in un’installazione comune come un dialogo tessile tra epoche e sensibilità.
Fiber Art: la rivoluzione (soft) del contemporaneo. Miniartextil non è solo una mostra: è un’esperienza. Qui il filo non è solo quello dei tessuti. È un filo narrativo, emotivo, politico. Le opere esposte parlano di femminilità, memoria, identità, crisi ecologica, amore, ferite.
È la cultura del “fare con le mani” che si prende la scena dell’arte contemporanea e la trasforma in qualcosa di caldo, toccabile, umano. Il visitatore non deve aspettarsi nulla di statico, ci sono infatti installazioni da attraversare, superfici da esplorare, luci che cambiano tutto.
È come entrare in un sogno fatto di tessuti.
E, allora, perché andarci? Perché anche se si pensa che l’arte non faccia al caso, Miniartextil sorprenderà. È democratica, sensoriale, accessibile. Fa pensare senza fare la predica. È perfetta per un weekend a Como, ma anche per lasciarsi ispirare se sei in cerca di nuove idee, per la casa, la creatività, lo stile.
E poi, diciamolo: c’è qualcosa di profondamente contemporaneo nel tornare al gesto lento, ripetuto, del tessere. Un antidoto alla fretta. Un’arte che pulsa ancora, in mezzo all’AI e ai feed infiniti.
Miniartextil 2025 è un invito a seguire il filo. Anche se non sai dove porta. Perché a volte, il desiderio, è già la meta.
Miniartextil 34 è organizzata dall’Associazione Arte&Arte. Orari: dal martedì alla domenica dalle 11 alle 19. Biglietti: intero 7 euro; ridotto 5 euro (studenti fino ai 18 anni, over 65) e gratuito per i bambini fino ai 10 anni e per i diversamente abili. Info www.miniartextil.it


