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Spettacoli

Mio fratello è un vichingo, film tra fiaba e commedia nera

Diretto dal pluripremiato sceneggiatore e regista Anders Thomas Jensen

Mio fratello è un vichingo (L’ultimo vichingo) è la nuova commedia nera del pluripremiato sceneggiatore e regista Anders Thomas Jensen, al suo sesto lungometraggio. I due fratelli protagonisti della vicenda sono interpretati con efficacia dagli attori feticcio che compaiono in tutti i suoi film: Mads Mikkelsen e  Nikolaj Lie Kaas, insieme a Sofie Gråbøl, Søren Malling, Bodil Jørgensen.

La storia di due fratelli e una sorella

Dopo aver scontato 15 anni di carcere per una rapina, Anker è finalmente libero e si propone di ritrovare il bottino a suo tempo affidato al fratello Manfred, che soffre di disturbi mentali: già da piccolo manifestava comportamenti anomali identificandosi con un vichingo, andando a scuola con l’elmo, conservando un’ascia da guerra nel capanno degli attrezzi; tutto ciò nonostante la violente punizioni  del padre.

Il suo disturbo mentale si è evoluto nel tempo: Anker si ritrova di fronte il fratello convinto di essere John Lennon! La perizia e la sensibilità di Mads Mikkelsen ne danno un ritratto toccante e profondo.

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Manfred/John ricorda ancora dove ha nascosto il bottino?

Per Anker non sarà facile recuperare i soldi e neppure il rapporto con il fratello. Un trauma profondo ha segnato entrambi e solo ripercorrendo il loro passato potranno ritrovare il loro sincero rapporto affettivo e darsi nuove prospettive per un futuro più sereno.

Nel corso degli anni di Manfed si è occupata la sorella, dopo la perdita di entrambi i genitori. Tra i due fratelli apparentemente il più forte e consapevole è Anker, che cerca in ogni modo di sapere dove sono nascosti i soldi. I due si ritrovano a  scavare nel bosco, intorno alla vecchia casa di famiglia, che ricorda l’ambientazione di fiabe come Hansel e Gretel, dove non è semplice  capire chi ti protegge e chi ti minaccia. E scavando nel bosco si possono trovare tante verità sepolte…

La ricerca di se stessi

Per sapere dove scavare, Anker e Manfred vengono coinvolti in una folle impresa da uno strano psichiatra dalle intuizioni improbabili ma acute, che per riportare Manfred alla realtà si impegna a ricreare i Beatles mettendo insieme altri che, come lui, credono di essere Ringo, Paul e George.

Le  esibizioni dello strambo gruppo musicale sono godibilissime, in un scambio continuo col passato che condiziona e arricchisce le psicologie dei personaggi.

Come nelle fiabe le prove che si devono affrontare portano gli eroi a conoscersi e a districare i propri nodi interiori, per imparare a controllare le insicurezze profonde, le delusioni, le esplosioni di rabbia…

Quale identità?

La trama si sviluppa come un’esplorazione delle identità di ciascuno plasmate dalle percezioni delle persone che li circondano e che interagiscono influenzando chi ciascuno di loro vorrebbe essere: perché ognuno è un essere complesso e solo rendendosene conto si riesce a capirsi e ad essere indulgenti nei confronti delle stranezze degli altri.

E il film è popolato da individui che si comportano in modo strano, ma via via emergono le ragioni che li rendono violenti, fragili e umani.

Una ricca serie di colpi di scena imprevedibili e ben concatenati,  che intrecciano passato e presente, invita a riflettere sul concetto di chi siamo veramente, mescolando umorismo, follia e sentimento.

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Come è nata l’idea del film

Anders Thomas Jensen ha osservato come, quando era giovane, le persone concentravano la loro attenzione sul mondo che li circondava, mentre oggi sembrano prestare molta più attenzione a se stessi, pubblicando materiali anche molto personali sui social, affidandosi così alla costruzione di un’identità condizionata dalla percezione altrui.

Jensen, attraverso la sua filmografia di taglio inconfondibile, mette in scena una galleria di personaggi eccentrici dalle vite spezzate, provenienti da nuclei familiari devastati, che intrecciano i loro destini con esiti imprevisti.

Le sue commedie mescolano i generi e hanno creato  un marchio di grande successo prodotto da Zentropa e cooprodotto da Danimarca e Svezia, dove sono girati gli esterni: la “casa della mamma” è stata ricostruita in una foresta a Tollered, in Västra Götaland.

Il film si apre e si chiude con una sequenza di animazione che sintetizza il messaggio di fondo: quando a tutti manca una rotella  nessuno si sentirà diverso e così tutti possono seppellire l’ascia di guerra.

Mio fratello è un vichingo di Anders Thomas Jensen  con Mads Mikkelsen, Nikolaj Lie Kaas, Sofie Gråbøl, Søren Malling, Bodil Jørgensen, Danimarca – Svezia, 2025. Nelle sale dal 26 marzo