Pink Floyd live a Pompei e dintorni

Pink Floyd - Pompei

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Pink Floyd live a Pompei e dintorni

Pink Floyd: Live at Pompeii è certamente una pietra miliare fra i documentari musicali. Oggi ci sembra una cosa scontata ma nel 1971 era la prima volta in assoluto che un film mostrava un gruppo rock che si esibiva dal vivo senza che ci fosse del pubblico presente.Pink Floyd - Pompei

Ad avere quest’idea così innovativa di concentrarsi solo ed esclusivamente sulla musica e non sui fans, sulle loro reazioni, il loro entusiasmo, la loro eccitazione, era stato il regista inglese Adrian Maben. Durante una vacanza a Napoli, era rimasto folgorato dal silenzio e dall’atmosfera magica che si respirava nell’antico anfiteatro romano di Pompei. Dovette fare parecchi tentativi prima di riuscire a convincere i Pink Floyd della bontà del suo progetto e dovette darsi da fare non poco per ottenere anche il benestare delle autorità locali e della Sovrintendenza.

A nessuno era mai venuto in mente prima di mettere una rock band a suonare in un luogo che di lì a poco sarebbe diventato Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco! E sembra proprio che sia stata l’assicurazione che non ci sarebbe stato pubblico ad assistere al concerto a convincere chi era molto più preoccupato della conservazione del sito che della novità dell’idea.

Ottenuti tutti i permessi del caso incominciarono le difficoltà logistiche: il gruppo aveva escluso l’ipotesi del playback quindi, per suonare dal vivo, aveva bisogno dell’intera attrezzatura normalmente utilizzata durante i concerti. Una volta superati i problemi di trasporto e di posizionamento della strumentazione, si scoprì che nulla poteva entrare in funzione perché nel sito non c’era abbastanza energia elettrica!

Si risolse brillantemente “all’italiana”: venne tirato un lungo cavo che si collegava al contatore del municipio.

Così, in soli quattro giorni, fra il 4 ed il 7 Ottobre del 1971, vennero girate le indimenticabili sequenze che danno il titolo al documentario. Furono poi integrate con riprese effettuate agli Studios de Boulogne di Parigi, con immagini di dipinti e mosaici conservati al Museo Archeologico di Napoli e con scene del gruppo che cammina sulle pendici del Vesuvio a Pozzuoli e Boscoreale fra le solfatare ed il fango che ribolle.

Di questa straordinaria avventura, oltre al film, ripubblicato nel corso degli anni con aggiunte e montaggi diversi, rimane anche la mostra permanente nelle gallerie di accesso all’anfiteatro romano di Pompei. Si tratta di materiale davvero molto interessante proveniente dall’archivio del regista Adrian Maben.

Nel 1971 Pompei non aveva grandi strutture alberghiere. La più grande era l’Albergo del Rosario, in Via Roma, che faceva parte di un immobile in stile vanvitelliano di proprietà del Santuario della Madonna di Pompei.

Ed è qui che alloggiò il gruppo.

Dopo decenni di chiusura ed un’imponente opera di riqualificazione, dall’estate del 2019 sarà possibile completare il nostro itinerario sulle orme dei Pink Ployd soggiornando nel fastoso palazzo affacciato sugli scavi che verrà inaugurato con il nome di Hotel Habita 79.

Giuseppina Bianchi

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