Save a Prayer: lo Sri Lanka dei Duran Duran

Sri Lanka-Duran Duran

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Se c’è un gruppo che può essere assurto a simbolo della musica degli anni ’80, della British Invasion e della MTV Generation è certamente quello dei Duran Duran. Prima di molti altri che sarebbero seguiti, avevano colto la crescente importanza dell’immagine e dei video per portare al grande pubblico la loro musica. Un’importanza che all’inizio ha addirittura messo in ombra il loro indubbio valore artistico facendoli percepire come un passeggero fenomeno pop per teenagers.

Ci ha pensato il tempo a riportare le cose alle giuste proporzioni.

Nell’Aprile del 1982 i Duran Duran stavano per pubblicare Rio (il loro secondo album) e per partire per un trionfale tour in Australia. Fecero uno stop di qualche giorno a Sri Lanka ma non per una vacanza. Ad attenderli c’era il regista Russell Mulcahy con cui avrebbero girato alcuni clip a supporto dell’album, fra i quali quello di Save a Prayer, uno dei loro brani più memorabili.

Gli ingredienti esotici ci sono tutti: le palme accarezzate dalla brezza, la sabbia bianca, le onde spumeggianti, il mare cristallino, il sole al tramonto, le barche con i pescatori, i bambini che corrono e giocano, gli elefanti, gli incantatori di serpenti ed i monaci buddisti con le loro tuniche giallo zafferano. E ancora la casa con i ventilatori al soffitto, le imposte chiuse ed il letto protetto dalla zanzariera come nell’iconografia classica dell’impero coloniale britannico.

A rendere però indimenticabile il video di Save a Prayer sono i grandi siti archeologici Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dello Sri Lanka centrale.

Le riprese aeree ci mostrano i membri della band che camminano fra le spettacolari rovine della città-fortezza di Sigiriya, fatta edificare dal re Kasyapa nel V secolo d.C. su uno sperone di roccia alto quasi 400 metri dove, molto probabilmente, esisteva un insediamento umano fin dalla preistoria e che, dal III secolo a.C., era diventato un luogo monastico.

Il gruppo ci conduce poi nell’antica capitale medievale di Sri Lanka, Polonnaruwa portandoci a scoprire il Rankoth Vehara (il grande stupa), le colonne del Vatadage (il tempio circolare) ed il Gal Vehara, l’imponente tempio rupestre dove si trovano le statue del Buddha disteso, del Buddha seduto e del Buddha in piedi, al cospetto del quale il video termina.Sri Lanka- Polonnaruwa-Duran Duran

Complici le immagini paradisiache e misticheggianti del video, i suoni flautati della musica, la voce suadente di Simon Le Bon, la ripetizione della parola “preghiera” nel ritornello, siamo portati a percepire Save a Prayer come una canzone romantica, struggente e quasi mistica.

Nulla di più lontano dal testo che racconta invece di un incontro occasionale, forse a pagamento, dove non è nemmeno chiaro se i protagonisti sono un uomo ed una donna o due persone dello stesso sesso.

Nei ricordi dei Duran Duran e del regista anche, le riprese del video a Sri Lanka sono state tutt’altro che idilliache.

Il gruppo fu catapultato dalla gelida primavera londinese al caldo umido del Sud Est asiatico ritrovandosi in un Paese estremamente povero e sull’orlo di una guerra civile.

Durante le scene con gli elefanti il grosso maschio sul quale stava Roger Taylor si mise a correre all’impazzata per raggiungere una femmina mentre Andy Taylor cadde nello stagno, ingoiò una boccata d’acqua e si prese una terribile dissenteria che lo costrinse addirittura ad un ricovero in ospedale. Inoltre, per girare le immagini finali nell’area sacra Simon Le Bon e compagni dovettero togliersi le scarpe e camminare (imprecando!) sulle pietre roventi.

In ogni caso, nessun racconto prosaico dei retroscena potrà mai rompere l’incantesimo che si crea e si creerà sempre non appena si sente la prima nota di Save a Prayer.

 

Giuseppina Bianchi

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