“Un inverno in Corea”: un incontro precario
Un inverno in Corea (Hiver à Sokcho) di Koya Kamura con Bella Kim, Roschdy Zem, Park Mi-hyeon è dall’11 dicembre nei cinema.
Un inverno in Corea ci porta in un luogo e una stagione che hanno un valore esistenziale: qui si svolge la vita di Soo-Ha, studentessa di letteratura che fa la cameriera alla pensione Blue House, di Sokcho, in attesa di sposare il fidanzato Jun-Oh, aspirante a una carriera di modello fotografico.
Vi arriva Yan Kerrand, un illustratore francese che cerca un rifugio dove superare il suo blocco creativo e trovare l’ispirazione per il nuovo lavoro di grafic novel.
Un inverno esistenziale
Tra i due si crea un rapporto complesso, in cui si esprimono tensioni pregresse e aspirazioni future. Si incrina la routine di Soo-Ha, che alterna il lavoro con gli incontri con la madre che l’ha cresciuta nell’assenza di un padre: vent’anni prima, l’amore con un ragazzo francese si era chiuso con la potenza di lui, ignaro della nuova vita che stava per nascere.

Nel cuore dell’inverno, si incontrano due persone concentrate nelle loro fantasie e ricerche personali: Soo-Ha sente l’assenza di un padre, cui forse potrebbe supplire questo francese in transito, che sembra voler indagare il cuore del paese e le chiede di fargli da autista e da guida, approfittando della sua buona conoscenza del francese.
Il rapporto tra loro è fatto di gesti minimi e scambi essenziali, connessi con l’esplorazione del territorio, che li porta in visita al Museo della guerra, nella zona demilitarizzata, barriera di confine che divide le due Coree lungo il 38° parallelo.
Luogo emblematico non solo della frattura che domina la penisola asiatica, ma del mondo globale e pur frammentato in cui viviamo oggi.
Sokcho è cittadina di pescatori vicina al confine settentrionale della Corea del Sud, che Soo-Ha non ha mai lasciato. Perciò subisce fortemente il fascino dell’artista che giunge da lontano in cerca di ispirazione e viene dal mondo in cui è svanito suo padre.
Soo-Ha sembra rivivere dinamiche sentimentali forse già vissute dalla madre, immaginandosi un mondo fatto di desideri e illusioni.

Un inverno in Corea: tra realtà e immaginazione
Il film, come il pluripremiato romanzo di Elisa Shua Dusapin, racconta una relazione più immaginata che vissuta, che si delinea nel non detto e nelle sfumature, più che in un reale rapporto tra i suoi personaggi.
Soo-Ha è incuriosita e poi attratta da Yan prima di tutto perché francese come il padre che non ha mai conosciuto, poi per la ricerca artistica che lo porta ad affidarsi a lei come guida, ciò che la rende orgogliosa, più sicura di sé e autonoma, al punto da congedare il fidanzato, un giovane connazionale superficiale e privo del fascino dell’artista francese, che coltiva sogni di successo futili, che lei non condivide.
Yan è un viaggiatore solitario, mentre Soo-Ha vive tutta la sua vita tra la cucina e il desk della pensioncina: l’incontro con lui apre la porta ai suoi sogni…
L’osservazione clandestina dei disegni di Kerrand apre un varco per scoprire se stessa, la vera Soo-ha, nascosta in abiti dimessi e dietro le lenti dei suoi occhiali, che non l’aiutano a vedere l’oppressione che è l’altra faccia della protettiva dimensione famigliare.

Le sequenze di animazione di Agnès Patron traducono visivamente i suoi turbamenti e le sue aspirazioni, bloccati dalle circostanze.
Quando Soo-HA scopre la menzogna circa la sua nascita in cui la madre l’ha cresciuta, percepirà in modo netto la gabbia mentale e affettiva, culturale in cui sta vivendo e forse vivrà.…
Un difficile percorso di crescita
L’intesa tra Soo-ha e Kerrand ha connotati quasi edipici: la ragazza sembra voler ripercorrere la vicenda sentimentale della madre, ricreando un cortocircuito affettivo, che però rappresenta per lei la possibilità di fare una scelta in autonomia, senza condizionamenti familiari.
Le sue scelte appaiono anticonformiste e incomprensibile: madre e zia non capiscono perché non segua a Seoul il suo ragazzo né perché si rifiuti di ricorrere alla chirurgia estetica, considerato un passaggio obbligato in una Corea ossessionata dal culto dell’apparenza e dalle mode occidentali.
Soo-Ha maschera le sue insicurezze attraverso la relazione con il cibo e la meticolosa preparazione di piatti a base di pesce, che passa dall’insegnamento della madre, esperta del trattamento del pericoloso fugu, o pesce palla.
Un luogo e una stagione bloccati
La cittadina invernale di Sochko, sospesa tra mare e frontiera, è una metafora perfetta dello stato d’animo di Soo-Ha: un luogo dove tutto sembra immobile, mentre sotto la superficie ribollono desideri, ferite, aspirazioni personali.
Gli interpreti del film Bella Kim e Roschdy Zem (già protagonista di I figli degli altri) rappresentano le sfaccettature, le ritrosie, le diffidenze di due personaggi chiusi e introversi, che si ritrovano in piccoli gesti e poche parole, consapevoli della precarietà del loro relazione.
Il regista Koya Kamura, al suo primo lungometraggio, guida con efficacia l’interazione tra i due protagonisti e promette per il futuro.
Un inverno in Corea (Hiver à Sokcho) di Koya Kamura è tratto dal romanzo «Winter in Socco» di Elisa Shua Dusapin, pubblicato in Italia da FinisTerrae con lo stesso titolo del film.

Distribuzione Italia: Wanted Cinema.


