Alice e il sindaco: la politica alla ricerca di idee

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Alice e il sindaco: il film di  Nicolas Pariser – dal 6 febbraio nei cinema

Fabrice Luchini è il sindaco di Lione Paul Théraneau, che dopo anni di lavoro nella politica e nell’amministrazione della sua città

si sente svuotato: non ha più idee.

In vista della rielezione chiede aiuto alla creatività di una giovane filosofa Alice Heimann. La prima riflessione che lei gli propone è sulla modestia, attraverso le pagine dei grandi classici del pensiero.

Le letture, il teatro, la cultura sono la materia prima che può far pensare.

L’entourage comunale è scandalizzato dall’influenza che Alice ha sul sindaco, invidioso dell’ufficio che le viene attribuito, spostandola dalla misera stanzetta dove inizialmente era stata sistemata.

È su un progetto di mega-ristrutturazione dello spazio urbano che si misura il primo intervento concreto di Alice, che critica un piano di urbanizzazione megalomane ma privo di senso per la città, mandando su tutte le furie il finanziatore e quanti aspiravano a ricavarne visibilità politica e incarichi prestigiosi.alice-e-il-sindaco-

Alice con semplicità e coerenza pone le domande giuste,

che fanno riflettere il sindaco

e lo spingono a trovare un nuovo punto di vista,

dando importanza a una visione ecologica e sostenibile.

Tra il sindaco, in crisi ma ancora guidato dall’utopia del buon governo nel fallimento generale che coinvolge il suo entourage, e Alice, che non è interessata a far carriera nella politica, si stabilisce una sorta di relazione filiale, da cui entrambi hanno molto da imparare.alice-e-il-sindaco-

Il regista Nicolas Pariser si è fatto conoscere con il thriller politico “Le Grand Jeu” (2005) e con “Alice e il sindaco” affronta ancora il tema politico.

Richiamandosi al grande Eric Rohmer, di cui come studente aveva seguito un corso di cinema alla Sorbona, omaggia il suo maestro fin dal titolo, che ricorda L’albero, il sindaco e la mediateca, in cui un giovane Fabrice Luchini era insegnante nel cuore della Francia rurale.

“L’opera di Éric Rohmer, nel suo insieme, mi ha molto influenzato.” –dichiara Pariser – “All’inizio, volevo che il film fosse una semplice successione di scene tra Alice e il sindaco, una sorta di serie di “dialoghi filosofici”, ma sarebbe stato indubbiamente troppo teorico.”

Il rapporto tra Alice e il sindaco si costruisce in un perenne movimento: “Mi sembrava interessante, dal punto di vista narrativo e visivo, che Alice non avesse alcun posto determinato nell’agenda del sindaco. Lei si insinua nei vuoti, così ho potuto variare i luoghi in cui dialogano. Volevo anche filmare tutti i linguaggi politici possibili: quello tecnico, lirico, le negoziazioni, la scrittura di un discorso, che non è la stessa cosa della sua lettura in pubblico. All’inizio del film il sindaco tiene un discorso, alla fine ne scrive uno. Il film è anche una variazione su tutte le forme del linguaggio politico.”

Come Pariser, Alice e il sindaco condividono la passione per la letteratura, la riflessione intellettuale, l’ironia. “Non si ha molto tempo per pensare in un’amministrazione comunale. Alice e il sindaco sono continuamente interrotti, i loro scambi sono quasi sempre momenti rubati. All’inizio del racconto li riprendo soprattutto in campo e contro-campo perché ognuno rimane nel suo spazio, è una forma di confronto. Man mano che il film procede, si trovano sempre più spesso nella stessa inquadratura e alla fine hanno un piano sequenza tutto per loro. Scrivono un testo insieme, che è un po’ una sorta di comunione delle loro anime, a mio vedere. Per la prima volta il tempo della sequenza coincide esattamente con il tempo dei loro pensieri.

Perfetta l’intesa tra gli interpreti.

Anaïs Demoustier dà vita a una giovane intellettuale preparata che si affida soprattutto ai libri, ama il teatro, si interessa a un piccolo imprenditore che cerca di tenere in vita una tipografia tradizionale, insidiata dalla nuove tecnologie.

Fabrice Luchini incarna un’istituzione, con tutta l’autorità e l’autorevolezza necessarie, ma mostra la fragilità, la consunzione subita da chi fa politica da anni, che lo porta alla fine a “bucare” il discorso della vita, nell’assemblea del partito. Ma forse più che una resa si tratta di una scelta.

Non a caso Alice nell’epilogo gli dona una raccolta di racconti di Melville che comprende Bartleby lo scrivano,

l’umile impiegato che esprime la sua resistenza in una battuta:

“Preferirei di no”.

Nicolas Pariser lascia aperto il finale a un possibile seguito, che può venire però solo dopo l’acquisita consapevolezza dell’impotenza della politica ad agire. La pausa non è una resa.

Di fronte alla crisi attuale della democrazia, il film propone a tutti una riflessione acuta e malinconica su come fare politica oggi, aprendo nuove prospettive.

Alice e il sindaco
Regia di Nicolas Pariser.
con Fabrice Luchini e Anaïs Demoustier
Francia 2019

Elefteria Morosini

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