Moda e costume nella società moderna
La mostra al Castello Visconteo Sforzesco di Novara
Moda e costume specchio di un’epoca, gli abiti non come semplice estetica ma come riflesso della società, delle aspirazioni e dei cambiamenti culturali.
Il 30 ottobre si è inaugurata la mostra “Moda e costume nella società moderna” al Castello Visconteo Sforzesco di Novara che resterà aperta al pubblico fino al 4 aprile 2027.
Una selezione accurata di capolavori della pittura italiana scelti e provenienti da prestigiose raccolte pubbliche e private affiancati da abiti e accessori di moda delle Collezione Civiche milanesi conservate a Palazzo Morando Costume Moda Immagine a Milano sono esposti nelle otto sale tematiche del Castello.
Centoventi anni di storia con opere di grandi protagonisti della pittura italiana, da Francesco Hayez a Giovanni Boldini fino a Felice Casorati.
Un percorso espositivo con una forte identità che illustra la storia della moda, i mutamenti del gusto e l’evoluzione del costume in un periodo storico compreso fra i primi anni dell’Ottocento e i primi anni venti del Novecento.
Elisabetta Chiodini, curatrice della mostra, racconta di come il suo cuore abbia sempre battuto forte per la storia del Costume e della Moda e la scelta di questo progetto espositivo non è un’infatuazione momentanea nata dalle innumerevoli mostre d’arte che ultimamente ospitano abiti nelle mostre, ma è un amore che l’accompagna fin da ragazzina.

Quando è stato il momento di creare questa mostra ha pensato che sarebbe stata l’occasione giusta per poter coniugare queste passioni e permettere al pubblico di conoscere un po’ meglio questo periodo storico lasciandosi avvolgere dalle emozioni pittoriche e sartoriali create in quegli anni.
Vestirsi è sempre stato il modo più immediato di comunicare, di mostrare ciò che si è o ciò che si vorrebbe essere e abiti e accessori sono sempre stati ben altro che semplici oggetti di uso quotidiano, sono stati strumenti strategici per definire e sottolineare anche lo status sociale di chi li indossava, specchio dei valori morali, politici e della modernità.
Ciò che si indossava era disciplinato da norme che scandivano la vita delle persone, pena l’esclusione dal mondo civile.
Le sale del Castello Visconteo avvolgono il visitatore in una narrazione figurativa lunga e affascinante. È come attraversare una soglia invisibile che conduce in un viaggio nel tempo, dove l’abbigliamento non è soltanto qualcosa da ammirare, ma una voce capace di raccontare le vite, le aspirazioni e i sentimenti delle donne e degli uomini che lo hanno indossato.
Moda e costume: ed ecco Fanny

Scostando la tenda di velluto blu si entra nella prima sala ed ecco che Francesca Lechi Ghirardi detta Fanny accoglie il visitatore, patriota e nobildonna bresciana, personaggio affascinante che sembra uscita da un romanzo romantico.
Il celebre pittore Andrea Appiani l’ha ritratta nel 1803 in un tono delicatamente intimo, delineandole il carattere inquieto. Nel quadro indossa un classico abito bianco a vista alta a stile impero, caratterizzato da una vita molto alta, tagliata subito sotto il seno e una scollatura generosa e quadrata.
Il tessuto leggero cade morbido formando delicate pieghe verticali. Un abito che rievoca i capolavori della statuaria greco romana riportati in auge dalle scoperte archeologiche di quegli anni. La testa e le spalle sono avvolte da un finissimo e trasparente velo di pizzo ricamato, che scende lungo il lato sinistro del corpo con un effetto quasi scultoreo.
Fanny è adornata con gioielli sobri ma preziosi, un filo di perle intorno al collo, orecchini pendenti coordinati e dei bracciali. Tra le mani stringe un ramo di alloro chiuso a corona. Il drappo di velluto scuro sullo schienale della sedia esalta i bianchi contorni della figura.
Sembra sussurrarci la sua vita, attraverso il suo sguardo e le sue labbra con un sorriso appena percettibile.
Fanciulla inquieta, sognava le eroine dei libri che sfidavano il mondo per seguire i loro ideali e il proprio cuore. Così fece anche Fanny. Una fuga da casa per sposare Francesco Ghirardi, amico di famiglia e uomo più maturo di lei. Tre anni dopo durante un ballo incontrò Gioacchino Murat. Nacque tra i due un amore travolgente, un amore che fece scandalo.
Le persone sussurravano al suo passaggio. Le dame abbassavano la voce. I benpensanti pronunciavano il suo nome come fosse una colpa. Ma lei non era nata per una vita in sordina. Amare era il suo modo di respirare. Nei suoi occhi traspare la memoria di una donna che osò vivere, che sfidò le convenzioni, amò senza misura e che rivendicò la sua libertà sentimentale e politica.
Si percorrono poi le altre sale del castello non osservando semplicemente i dipinti ma entrando negli istanti sospesi fermati sulle tele, in una atmosfera immersiva e quasi romanzesca.
Attraverso quei ritratti il passato torna a vivere invitando a osservare oltre i tessuti per incontrare anche gli animi delle donne e degli uomini che ne fanno parte.
L’incontro con Mademoiselle de Nemidoff

L’incontro lascia quasi senza fiato.
Il celebre dipinto a olio su tela realizzato da Giovanni Boldini nel 1908 ritrae la cantante lirica dell’Opera di Parigi famosa per la sua eleganza, icona di bellezza.
É raffigurata in una posa dinamica e scattante, fasciata in un abito couture di seta nera con pennellate rapide e vibranti che catturano lo spirito e il glamour della Belle Époque. Ha una profonda e audace scollatura che lascia libere le spalle, il collo lungo e il décolleté con una spalla parzialmente scoperta.
Non porta gioielli e questo ne esalta il candore della pelle mentre la sua capigliatura raccolta mette in risalto la linea del collo.
Vera Nemidoff si lascia guardare con ammirazione e illumina l’atmosfera nella sala del Castello, con il suo charme e la sua elegante disinvoltura. Sembra consapevole del proprio fascino aristocratico e dallo sguardo traspare il suo spirito moderno e il suo desiderio di emancipazione.
Viene spontaneo chiedersi cosa pensasse, dove stesse andando avvolta da quella morbida seta, che diventa emozione, memoria e destino. Forse aveva appena lasciato il teatro e si stava recando a una serata mondana. Il suo avanzare senza esitazione non passava inosservato con il luccichio della seta, la pelle illuminata dalla luce e la musica ancora nell’anima.
Madame de Nemidoff rafforza il tema della femminilità, dell’eleganza e dell’identità sociale e insieme a tutte le altre protagoniste della mostra accompagnano il visitatore attraverso le diverse epoche e le loro visioni del mondo.
Le donne e gli uomini ritratti emergono dal passato avvolti in tessuti luminosi. Immobili osservano e si percepiscono quasi i loro pensieri racchiusi nelle loro vite, amori, attese, conquiste o ruoli. In ogni abito è custodita una storia.
Nelle pieghe del raso, nella leggerezza dell’organza, nella morbidezza del velluto e nella raffinatezza dei ricami si celano sogni, ambizioni, desideri e frammenti di vita.
Splendidi ritratti nei quali la moda si fa memoria e la memoria diventa racconto. Pagine di un racconto storico silenzioso, in cui eleganza e identità si intrecciano in un dialogo continuo tra arte e costume, restituendo il fascino di epoche lontane ma sorprendentemente attuali.

La rassegna espositiva è organizzata dal Mets e curata da Elisabetta Chiodini, insieme con il Comune di Novara e alla Fondazione Castello di Novara, con il sostegno e il patrocinio della Regione Piemonte, il patrocinio della Commissione europea e della Provincia di Novara e il contributo e il supporto di numerosi sponsor.
testo di Cinzia Bianucci – fotografie di Giovanna Dal Magro


