Ricchi da morire: una commedia nera
“Ricchi da morire” di John Patton Ford inanella una serie di delitti in famiglia che innescano una gradevole commedia nera, ma non nerissima.
Il film si apre con il dialogo tra un prete e un condannato a morte: sembra certa la fine, ma lo spettatore immagina che ci sarà un ribaltamento di prospettiva.

Il protagonista Becket Redfellow (interpretato da un controllato e affascinante Glen Powell) racconta la sua storia e spiega perché si trova nell’anticamera della morte. La sua famiglia d’origine è al vertice della finanza, una dinastia ricchissima che ha rinnegato sua madre e lui fin dalla nascita, fuori dalle regole e osteggiata dal padre, un inossidabile Ed Harris.
Becket ha promesso alla madre di riuscire a riprendersi ciò che gli spetta di diritto, in quanto la linea ereditaria resta valida: tra lui e il cospicuo patrimonio ci sono solo otto parenti, compreso il nonno.

Sotto l’atteggiamento mite ed educato Becket è ambizioso e tenace e mette in atto un piano spietato: eliminare, uno dopo l’altro zii e cugini che lo separano dall’eredità miliardaria. Salva solo lo zio che lo riconosce e lo inserisce nell’impresa di famiglia.
Ma la vita sentimentale di Becket interferisce con il suo progetto: da una parte Julia Steinway (interpretata da Margaret Qualley) si dimostra una dark lady senza scrupoli, dall’altra Ruth (Jessica Henwick), il vero amore che potrebbe aprire a una vita diversa, se solo…
Ricchi da morire : dall’originale inglese al mondo della finanza di New York
“Ricchi…da morire” è il remake di una commedia del 1949 intitolata “Keand Hearts and Coronets” (in Italia Sangue blu), da un verso di Keats che sottolineava come i cuori gentili valessero più delle corone. All’origine c’è il romanzo di inizio Novecento di Roy Horniman “Israel Rank: The Autobiography of a Criminal“.
In Sangue blu un attore di classe come Alec Guinness interpretava i ruoli di tutti i parenti del protagonista, creando una galleria di personaggi sgradevoli e nerissimi.
John Patton Ford ha trasportato la storia originale dall’aristocratica Inghilterra edoardiana all’alta finanza di New York, a contrasto con il New Jersey: la ricchezza e il privilegio da una parte, l’esclusione e la precarietà del lavoro dall’altra, inquadrando la vicenda sullo sfondo del divario socioeconomico fra chi ha tutto e chi niente, tipico del nostro tempo.

La famiglia Redfellow
La famiglia di Becket è ricca, molto ricca, scandalosamente ricca: “Possiedono quel tipo di ricchezza tipica dei grandi industriali della gomma (tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, i ‘magnati della gomma’ erano leader spietati dell’industria della gomma che spesso accumulavano le loro immense fortune senza farsi troppi scrupoli). Il tipo di famiglia che non sa esattamente da dove provenga il suo denaro, sa solo di averne davvero tanto e di avere molto potere, ed è una cosa a cui sono assolutamente abituati”, afferma Ford.
Protagonista e cast sono efficaci e in parte, ma l’evolversi della vicenda risente di una certa prevedibilità e ripetitività, scandita dai funerali che si si succedono identici nella tomba di famiglia. Un ritmo più sostenuto avrebbe dato maggior vigore alla storia.

Un assassino per bene
Il personaggio di Becket appare fin troppo per bene, ma non ha mai alcun dubbio relativamente al compimento del suo progetto, alla possibilità di una scelta alternativa, di una vita meno lussuosa ma più gratificante dal punto di vista umano, che pura gli si prospetta con Ruth.
Gli inquietanti interrogativi morali che pone il progetto di Becket restano sullo sfondo, attenuati dall’insipienza dei suoi parenti che non generano alcuna empatia e satireggiano usi e costumi di chi ha tanti soldi e li spende insensatamente.
“Ciò che rende questo film un po’ estremo è che ruota attorno a un personaggio che si sente autorizzato a fare cose che noi semplicemente non faremmo mai. E Glen è perfetto in questo ruolo perché da un lato è molto identificabile come attore e, dall’altro, è così affascinante che gli perdoneresti quasi qualsiasi cosa”, dice Ford.
“Perché Becket è come noi, ma fino a un certo punto. È come noi nel senso che anche lui, come noi, ha desideri, paure e insicurezze. Ma poi, per qualche motivo, non ha le stesse remore dal punto di vista morale e quindi fa cose che noi non prenderemmo mai e poi mai neanche in considerazione. È una storia pensata per offrire al pubblico il brivido del proibito, perché Becket supera un limite per noi invalicabile. È sicuramente un viaggio da brivido.”
Una maggiora complessità e introspezione nella costruzione del protagonista avrebbe reso più incisiva la satira sociale di cui è intrisa la storia e quello humour nero che resta inarrivabile nel modello originale.
Il colpo di scena comunque verrà. Buona visione
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