L’olio fa bene: in tutti i sensi

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L’olio fa bene in tutti i sensi. Proprio così. Anche perché li allena e oggi è persino un’idea interessante per una nuova professione, che porta a viaggiare. Conoscere. Esplorare. Soprattutto nella nostra bella Italia. Rigorosamente del tipo evo, ovvero extravergine d’oliva, è lui che si contende il reame del buon gusto con l’altro grasso – il burro – ma è decisamente più adatto ai tempi, perché sta attento alla salute. Alla linea. All’età. Fa bene anche ai bambini! Di più: è nutraceutico.olio

L’olio evo è dunque un vero alleato dell’uomo che lo sa ricambiare: è buono, previene le cosiddette malattie del secolo, è antiaging, agisce sulla sazietà.

Ed è un perfetto compagno di viaggio anche per quasi tutti i sensi. È un bene prezioso, un oro, che va distinto e conosciuto, raccontato e capito, facendo chiarezza. All’acquisto, infatti, non sempre tutto torna (nemmeno i conti) ed è facile sbagliare perché di bugie se ne dicono tante. Come prima cosa bisogna imparare a leggere bene le etichette raccomanda Fausto Borella, fra i più noti ed esperti Maestri d’olio dei nostri tempi.

Quello che fa bene e mette tutti d’accordo è comunque del tipo extra vergine. Punto. Evo. O al massimo olio d’oliva. Per essere chiari. Andando oltre si può diventare veri esperti e degustatori, con non poche soddisfazioni. Oggi l’olio ti regala persino un’arte da mettere da parte: basta scegliere il corso di studi adatto. A Milano, la Fondazione Italiana Sommelier, punto di riferimento della Lombardia, organizza il primo corso per Sommelier dell’Olio: sono 13 lezioni intense per un viaggio con 10 docenti qualificati, tutti “titolati” da Bibenda che da oltre 25 anni attraverso l’AISO ( Associazione Italiana sommelier dell’olio) promuove questa cultura. Anzi Cool-tura.

Si studia seriamente, ma è soprattutto un viaggio, nei e per i sensi, come spiega il presidente della Fis lombarda, Daniele Rigillo, pugliese doc trapiantato professionalmente a Milano e Brianza: è un piano per ottenere gli strumenti giusti atti a riconoscere difetti e pregi di un prodotto così importante nella nostra cultura del cibo. Si degusta, si studia e si allenano i sensi: soprattutto il naso e il gusto, ma l’avventura è magica quando si arriva a capire non solo la cultivar o le cultivar (quasi 500 sono “solo” italiane) ma anche i profumi di un Territorio e poi via con l’abbinamento giusto nel piatto.

“Proprio così,– spiega Rigillo – l’obiettivo è predicare la qualità e le varietà di olio evo tanto da sognare, un giorno, ristorante che vai carta dell’olio evo che trovi…”olio d'oliva

Se son rose fioriranno. Per meglio dire: se son drupie… il frutto miracoloso delle piante d’olivo ci regala un futuro: la ricerca del giusto olio evo per arricchire l’esperienza di cultori delle buone cose italiane. Quanta strada ha già fatto il nostro olio! Da quel viaggio iniziato nella culla dell’agricoltura, la mezzaluna compresa fra la Mesopotamia e l’Egitto, passando per la costa est del Mediterraneo. Siria, Libano, Israele, Palestina: laddove gli olivastri sono diventati ulivi e le olive olio. Seimila anni Avanti Cristo. Poi, la conquista delle città Ittite e Assire, quindi rotta verso sud, grazie agli Egizi ed infine, verso ovest, toccando le più lontane coste del Mediterraneo. Per approdare in Italia. Polifenoli, vitamina A, i suoi grassi per lo più monoinsaturi… un cammino ricco e di salute. E la strada è ancora lunga per un viaggio nel gusto che forse non avrà mai fine.

Fonte Fondazione italiana Sommelier Lombardia – Primo corso per Sommelier dell’Olio Milano – www.fondazionesommelierlombardia.it/

Maria Brunelli

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