Tenuta La Scogliera: le radici del Carignano affacciate sul mare
Nel Sulcis Iglesiente, tra sabbie, maestrale e macchia mediterranea, una famiglia custodisce da cinque generazioni le vigne centenarie di Carignano a piede franco. Ci troviamo nella Tenuta La Scogliera, a Calasetta, un luogo dove il vino racconta la storia di un’isola e delle sue radici.
Ci sono luoghi che si scoprono con gli occhi, altri che si conoscono attraverso le storie di chi li abita. E poi ci sono quelli che riescono a emozionare attraverso tutti i sensi, lasciando il ricordo di un paesaggio, di un incontro e di un calice capace di raccontare un’intera terra.
È ciò che mi è accaduto visitando la Tenuta La Scogliera, a Calasetta, durante il mio viaggio nell’ambito del tour Slow Food Travel Sulcis Iglesiente, un itinerario alla scoperta di un territorio straordinario, delle sue comunità e delle eccellenze che ne custodiscono l’identità.
Un viaggio che mi ha permesso di conoscere un angolo di Sardegna dove paesaggio, archeologia, storia mineraria, artigianato, cultura ed enogastronomia si intrecciano in un’esperienza autentica, attenta alla sostenibilità e al valore delle tradizioni.
Tra le realtà più rappresentative incontrate lungo il percorso, la viticoltura del Carignano del Sulcis occupa un posto speciale: un patrimonio da conoscere non soltanto attraverso i suoi vini, ma anche camminando tra i filari e ascoltando le storie di chi, generazione dopo generazione, continua a prendersene cura.
La visita alla Tenuta La Scogliera e la masterclass in vigna dedicata al Carignano, vitigno simbolo di questo territorio, sono state una delle tappe più suggestive del tour.
Tenuta La Scogliera: una vigna sospesa tra terra e mare

Immaginate una scogliera a picco sul mare, il vento che accarezza la costa, il profumo intenso della macchia mediterranea e una distesa di viti che sembrano appartenere a un tempo lontano.
Siamo sull’isola di Sant’Antioco, in quella parte di Sardegna in cui la natura conserva ancora un carattere selvaggio e autentico. Qui, tra corbezzoli, ginepri, mirto e lentischio, si estendono le vigne centenarie della Tenuta La Scogliera, coltivate su terreni sabbiosi, a pochi passi dal mare e battute dal maestrale e dallo scirocco.
Circa quattro ettari di vigneto, curati come piccoli giardini d’uva, raccontano una viticoltura particolare, fatta di pazienza, dedizione e rispetto per la terra. Le piante sono allevate ad alberello latino e sono a piede franco, ovvero conservano le proprie radici originarie, senza essere innestate su portainnesti di vite americana.

Una caratteristica preziosa, resa possibile dalle particolari condizioni dei terreni sabbiosi, che hanno contribuito a proteggere queste viti dalla fillossera, il parassita che nell’Ottocento devastò gran parte dei vigneti europei.
Il risultato è un patrimonio agricolo raro, nel quale la storia della vite si lega profondamente a quella del territorio. Le radici affondano nella sabbia, mentre il mare, il vento, la scarsità delle piogge e la presenza della salsedine contribuiscono a creare un ambiente di coltivazione unico.
È una viticoltura che richiede cura e perseveranza, dove la quantità lascia spazio alla qualità e ogni pianta diventa custode di una memoria da preservare.
La storia della famiglia Verona: cinque generazioni di radici
Dietro la Tenuta La Scogliera c’è la storia della famiglia Verona, cinque generazioni legate alla coltivazione del Carignano del Sulcis.
Per lungo tempo, il lavoro della famiglia si è concentrato sulla produzione delle uve, destinate ad alcune importanti cantine sarde. Poi, nel 2021, è arrivata una svolta: la decisione di trasformare direttamente il frutto di tanto lavoro in vino, dando finalmente una voce propria a quelle vigne e alla loro storia.
A guidare questo nuovo percorso sono Stefano, agronomo e viticoltore per passione, ed Erica, sua figlia, quinta generazione della famiglia.
È stata proprio Erica a scegliere di non disperdere il patrimonio costruito dai suoi antenati. Una decisione nata dalla consapevolezza che quelle vigne, nonostante le rese contenute e le difficoltà di gestione, rappresentassero qualcosa di molto più grande di una semplice attività agricola.
Così, insieme al padre, ha dato forma a un progetto che guarda al futuro senza dimenticare il passato. Un percorso in cui la produzione del vino si accompagna alla volontà di far conoscere il vigneto, la cultura locale e la bellezza di un paesaggio che merita di essere scoperto con rispetto.
Oggi la tenuta produce quantità limitate di vino, con una filosofia che privilegia la cura di ogni singola pianta e l’espressione più autentica del territorio. I numeri della produzione riportati nei materiali aziendali variano a seconda delle annate, ma la scelta resta quella di una produzione di nicchia, lontana dalla logica dei grandi volumi.
Perché qui il vino non nasce soltanto in cantina: comincia molto prima, tra le radici, la sabbia e il vento.
Raije, il significato di un nome che parla di famiglia
Il nome della prima etichetta della tenuta racchiude già tutto il senso di questo progetto.
Raije, in dialetto tabarchino, significa radici. Il tabarchino è la lingua ancora parlata a Calasetta, testimonianza di una storia culturale particolare che contribuisce a rendere quest’angolo di Sardegna così affascinante.
L’etichetta, disegnata a mano da Erica, raffigura le radici della vite come le arterie di un cuore. Un’immagine intensa, che unisce simbolicamente la pianta, la famiglia e il legame profondo con la terra.
È un omaggio alle generazioni che hanno preceduto Stefano ed Erica, a chi ha piantato e curato queste viti e a chi oggi ne raccoglie l’eredità con lo stesso senso di responsabilità. Il vino diventa così un racconto liquido, capace di custodire nel calice la memoria di un luogo e di chi lo ha reso possibile.
Il Carignano del Sulcis, anima di un territorio
Il Carignano è uno dei grandi protagonisti dell’identità enologica del Sulcis. In questo lembo di Sardegna trova condizioni ambientali particolari: terreni sabbiosi, clima caldo e arido, brezze marine e venti costanti.
Nella Tenuta La Scogliera, la coltivazione ad alberello latino e la presenza di viti a piede franco rendono ancora più interessante il rapporto tra la pianta e il suo ambiente.
Il termine piede franco indica una vite che cresce sulle proprie radici, senza l’innesto su un portainnesto americano adottato comunemente per contrastare la fillossera. Non significa automaticamente che il vino sia superiore a quello ottenuto da viti innestate, ma identifica una caratteristica agronomica e storica di grande valore, soprattutto in un territorio come questo.
La sabbia, il clima e la vicinanza del mare contribuiscono a definire le condizioni in cui maturano le uve. È proprio questo intreccio di elementi a rendere affascinante il Carignano del Sulcis: un vitigno che racconta il paesaggio senza separarsi dalla storia delle persone che lo coltivano.
Alla Tenuta La Scogliera, l’intero progetto ruota intorno a questa identità. Poche bottiglie, grande attenzione al vigneto e la volontà di restituire nel bicchiere un’espressione fedele della propria terra.
La produzione della tenuta si concentra su due etichette, entrambe ottenute da uve Carignano: un rosso e un rosato. Due interpretazioni differenti, accomunate dalla volontà di valorizzare il vitigno e il territorio di origine.
Raije Carignano del Sulcis DOC Rosso

È il vino che porta il nome e la filosofia della tenuta. Le uve vengono raccolte a piena maturazione e avviate alla vinificazione, con una fermentazione a contatto con le bucce per circa dieci giorni e temperature controllate tra 26 e 28 °C.
La macerazione permette di estrarre colore, profumi e tannini, contribuendo alla struttura del vino. L’affinamento senza passaggio in legno è una scelta che mira a preservare l’espressione del Carignano e a lasciare spazio alle caratteristiche del vitigno e del territorio.
Raije rappresenta il legame più diretto con la storia della famiglia Verona: un vino che porta nel nome il significato stesso del progetto e nel vigneto la sua ragione d’essere.
Rüzò Carignano del Sulcis DOC Rosato

Rüzò, parola che richiama la rugiada nel dialetto tabarchino, è l’altra espressione del Carignano della tenuta.
Il rosato nasce da una vinificazione in bianco, con la separazione del mosto dalle bucce subito dopo la raccolta, per preservare freschezza e delicatezza aromatica. La fermentazione avviene a temperature più basse, tra 16 e 18 °C, senza macerazione sulle bucce.
Il vino affina poi in acciaio sulle fecce fini per due o tre mesi, con periodici batonnage che contribuiscono a definirne struttura e morbidezza.
È un’interpretazione differente del medesimo vitigno, pensata per valorizzarne il lato più fresco e delicato, senza rinunciare all’identità del Carignano.
Due etichette, dunque, per raccontare la stessa terra attraverso sfumature diverse: il rosso, più legato alla struttura e alla profondità del vitigno; il rosato, che ne interpreta la freschezza e l’eleganza.
Un’esperienza da vivere, non soltanto da degustare
Alla Tenuta La Scogliera il vino è anche un invito a fermarsi, ad ascoltare e a lasciarsi avvolgere dalla natura.
Raggiungere la tenuta significa allontanarsi dai percorsi più consueti e avvicinarsi a una Sardegna fatta di silenzi, orizzonti aperti e paesaggi ancora poco addomesticati. Lungo il tragitto, una grande pietra gialla con incisa una frase di una canzone di Fabrizio De André introduce a un luogo che sembra avere un ritmo tutto suo.
La visita si trasforma in un incontro con la storia della famiglia, con le tecniche di coltivazione e con le particolarità di queste vigne. Non si è semplicemente spettatori di una degustazione, ma ospiti accompagnati a comprendere ciò che rende speciale questo angolo di Sant’Antioco.
E poi arriva il momento più suggestivo: quello in cui il sole comincia a scendere dietro l’orizzonte e il mare si accende di riflessi dorati e rossastri.
Tra le pietre della scogliera, in un piccolo salotto naturale allestito con cuscini, un calice di Carignano diventa il compagno ideale per contemplare il paesaggio. Il vento, i profumi della macchia mediterranea e la luce del tramonto accompagnano la degustazione, trasformandola in un’esperienza che coinvolge molto più del gusto.
È qui che si comprende davvero il senso del progetto di Stefano ed Erica: far conoscere il vino nel luogo in cui nasce, permettendo a chi arriva di entrare in contatto con le radici di una famiglia e con l’identità di un territorio.
L’enoturismo diventa così uno strumento di valorizzazione culturale, un modo per raccontare la Sardegna attraverso le persone, le tradizioni e le eccellenze che la rendono unica.
Custodire il passato, costruire il futuro
Il futuro della Tenuta La Scogliera passa dalla volontà di Erica di ampliare il progetto senza snaturarne l’essenza. Accanto alla valorizzazione dei vini, c’è il desiderio di sviluppare sempre più l’accoglienza e le visite in vigna, affinché un numero crescente di viaggiatori possa conoscere da vicino questo patrimonio.
L’obiettivo è preservare una viticoltura preziosa, mantenere viva la memoria delle generazioni precedenti e creare nuove occasioni di incontro con il territorio. Tra le prospettive future c’è anche il recupero di un’altra tradizione familiare, quella legata al Moscato.
Una visione che si inserisce perfettamente nello spirito del viaggio Slow Food Travel Sulcis Iglesiente: scoprire luoghi e comunità attraverso le loro eccellenze, comprendendo che la ricchezza di un territorio non si misura soltanto in ciò che produce, ma anche nelle storie, nei saperi e nelle relazioni che riesce a custodire.
E qui, a Calasetta, quelle radici affondano nella sabbia, si nutrono di mare e continuano a raccontare la loro storia attraverso un calice di Carignano.
Tenuta La Scogliera – Calasetta, isola di Sant’Antioco – Indirizzo: strada Mercureddu, Calasetta (SU) – sito web
Email: tenutelascoglieraverona@gmail.com
Le immagini sono di Erica Verona


