“CHAGALL” allo Spazio ARCA di Vercelli
La mostra che racconta il mondo interiore del grande artista
“CHAGALL” è la grande mostra che Vercelli dedica a Marc Chagall, uno dei massimi artisti e testimoni del Novecento. Sessanta opere della sua pittura immaginifica sono esposte allo Spazio ARCA, la struttura mobile dell’ex Chiesa di S. Marco a Vercelli, dal 13 ottobre fino al 29 marzo 2027.

“CHAGALL” spazia su oltre mezzo secolo attraverso quattro sezioni che ripercorrono la vicenda artistica e biografica di Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 1985).
Nei suoi quadri l’artista riversa il proprio mondo interiore, caratterizzato da motivi ricorrenti come l’amore e gli amanti, il villaggio natale, gli acrobati del circo e gli animali della fattoria, mazzi di fiori con gli innamorati, elementi della cultura ebraica, immagini tenere e festose, da cui traluce un mondo di affetti perduto nel passato, trasformato nel tempo, mai dimenticato e dietro cui affiora la fragilità dell’esistenza.
Il mondo di Chagall, popolato di figure in volo e di colori accesi, appare fantasmagorico, sognante e gioioso. Ma la leggerezza tradisce un artista profondo e inquieto, testimone della storia del suo secolo, poeta e interprete della condizione umana, per il quale il passato è continuamente presente.
Dagli anni Venti alle opere della tarda maturità, la mostra indaga come la memoria sia per l’artista materia viva della pittura: Vitebsk, la città natale, oggi in Bielorussia, devastata durante l’occupazione tedesca, è presenza viva e continuamente rinnovata nei suoi quadri negli anni dell’esilio americano e poi nel sud della Francia, dove si stabilì nel 1950.

Oggi il messaggio dell’artista, che conobbe la rivoluzione, due guerre mondiali, l’esilio e la distruzione del mondo in cui era cresciuto, resta attuale, nei rinnovati scenari di guerra in cui viviamo.
“CHAGALL”: le quattro sezioni del percorso
Accompagnano le opere alcuni versi che Chagall scrisse in russo e in yiddish, confluiti poi in Poèmes, che focalizzano i temi al centro delle quattro sezioni della mostra: Il villaggio interiore, La voce che resta, La scena dell’umano e Rifiorire.

1 – Il villaggio interiore
Sotto una pioggia di fiocchi di neve virtuali ci accoglie Vitebsk, il villaggio russo dell’infanzia che con le case di legno, la chiesa, gli animali, i mestieri della comunità ebraica, resta per tutta la vita al centro della pittura di Chagall, sempre diverso e pur riconoscibile.
Negli autoritratti degli anni Venti la casa e il volto si fondono. Nel Pittore con il gallo il grande animale domina il villaggio che è solo una linea di tetti all’orizzonte. In Nozze sotto il baldacchino (1981) il carretto vola sopra la città, gli sposi sono accompagnati dall’angelo, le nozze si celebrano nel villaggio, sempre presente dentro di sé.

2 – La voce che resta
In questa sala sono esposte le xilografie con cui Chagall illustrò nel 1968 l’edizione dei suoi Poèmes, cimentandosi con una nuova tecnica. Per realizzarle furono incisi 138 legni, uno per ogni colore, e il torchio passò 41.000 volte.
Chagall aveva illustrato le favole di La Fontaine, le Anime morte di Gogol’, la Bibbia: questa è la sola volta in cui le immagini accompagnano suoi versi.
3 – La scena dell’umano
I volti che si sdoppiano o si sovrappongono danno forma a desideri, debolezze e sentimenti contrastanti che possono convivere nello stesso individuo.
L’artista riconosce questa complessità in se stesso: nel frontespizio dei Sette peccati capitali (1926) si ritrae al cavalletto, con altre sei teste sopra la propria; il clown è una maschera allegra che nasconde fatica e dolore.
Nel Doppio autoritratto con cespuglio bianco del 1978 due profili verdi guardano in direzioni opposte, mentre sul fondo tornano le case di Vitebsk.: “Mi vedo immobile e in cammino”, scrive nella poesia J’habite ma vie.
4 – Rifiorire
Nei fiori Chagall ritrova ciò che lo lega alla vita: la natura, il colore, la felicità, ma anche l’esilio, la caducità, la rinascita. Olio, gouache, acquerello e pastello si alternano e si mescolano. Il vaso raccoglie fiori recisi, senza più radici, richiamando l’esperienza dello sradicamento dalla propria terra, ma la pittura sottrae il fiore alla sua durata naturale, senza cancellarne il carattere effimero.
In Ma source i fiori crescono accanto al poeta e il loro profumo lo desta dal sonno e lo restituisce alla vita. Così come l’incontro con Vava, è rinascita alla vita dopo ila dolore per la perdita dell’amata Bella.
Accompagna il percorso espositivo una sezione – curata da Daniele Fenaroli – che accoglie opere di artisti italiani contemporanei a Chagall provenienti dalla Collezione Giuseppe Iannaccone, aprendo lo sguardo sulla pittura italiana tra la fine degli anni Venti e gli anni Quaranta.
Promossa e organizzata dal Comune di Vercelli e Arthemisia in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Iannaccone e curata da Francesca Villanti, la mostra è la seconda tappa di un progetto pluriennale volto a rafforzare l’offerta culturale della Città e la sua presenza sulla scena internazionale.


