“France”, il cinismo narcisista di una giornalista televisiva

“France” il film in concorso all’ultimo Festival di Cannes, al cinema dal 21 ottobre 2021

France è Lea Seydoux, splendida attrice che dà un corpo senz’anima al personaggio della reporter di successo, stella del giornalismo di un canale di informazione popolare francese.

I suoi reportage sul Medioriente appassionano i telespettatori, ma il regista Bruno Dumont ce li mostra prima, mentre vengono realizzati.

Vediamo France che con i suoi operatori si muove con disinvoltura in mezzo alle macerie e ai cannoneggiamenti, alla ricerca della scena ad effetto, ben attenta a mettere in evidenza il suo profilo migliore.

È sempre lei la protagonista e nelle interviste le domande che pone vengono girate più volte e poi montate alla ricerca dell’effetto migliore.

Non c’è mai una vera diretta, ma sempre e solo la ricerca dell’effetto-verità, dove la “verità” viene costantemente negata e manipolata.

Priva di scrupoli e di qualsiasi valore deontologico, France è sorretta dalla sua assistente, interpretata da Blanche Gardin, che esprime una cinismo e una ferocia che superano anche quelli della giornalista.

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Come quando incorre in un disgraziato fuori onda in cui commenta con irrisione insieme a France le tragiche scene che intanto vanno in video; tuttavia riesce a volgere l’episodio a tutto vantaggio della giornalista.

Tutto fa notizia e viene digerito dal pubblico, anzi incrementa l’audience.

Anche la famiglia per France conta solo come apparenza, quasi come fosse un semplice pezzo d’arredamento della sua splendida casa di design.

Ma improvvisamente per France tutto cambia quando…

La crisi viene quando France investe un rider che fa consegne a domicilio. Cerca di placare il senso di colpa con regali costosi, ma la depressione incalza.

La cura è in una lussuosa clinica privata tra le montagne e i ghiacciai svizzeri, scenario di un’avventura sentimentale che avrà un seguito imprevisto.

Ma l’approfondimento psicologico non interessa a Bruno Dumont, regista che ci ha proposto film ben diversi, come il mistico e poetico Jeannette, il musical del 2017 dedicato all’infanzia di Giovanna d’Arco.

Con France de Meurs Dumont affronta la realtà del cinismo della comunicazione contemporanea, dove tutto è spettacolo, tutto deve fare audience, dove domina un voyeurismo del dolore che non si fa scrupoli di fronte a niente.

Dumont non segue alla lettera le convenzioni narrative e psicologiche, ma esagera nei toni e negli episodi che si succedono senza che la protagonista maturi una nuova consapevolezza.

Lo vediamo nell’intervista alla moglie del serial killer, così come nell’episodio quasi fastidioso per quanto è lungo e insistito, dell’incidente d’auto, sequenze che mettono in scena tutta la perfidia e la morbosità della cronaca nera.

Dumont mette a fuoco il problema, denuncia e persino invita a riderci sopra. La satira sociale è radicale, pur se non sempre efficace e stringente quanto avrebbe potuto.

Léa Seydoux è sempre in scena, elegante e bellissima negli abiti di Dior, senza un minimo di remore morali, mostra tutto l’opportunismo di una giornalista televisiva celebre e manipolatrice, che conta sulla sua bellezza e sicurezza.

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Non ha mai alcun rispetto per i suoi interlocutori, che siano guerriglieri o civili sotto le bombe, costretti a ‘posare’ come figuranti per far risaltare meglio il servizio.

Ma il suo pubblico la ama e la segue qualsiasi cosa faccia: è sempre France l’unica protagonista della storia e della cronaca.

France: una figura narcisistica ed emblematica

Tra commedia satirica e melodramma grottesco, Dumont fatica a tenere l’equilibrio e risulta a volte piuttosto prevedibile, meno dissacrante di quanto avrebbe voluto.

Forse questo è il prezzo che si paga a voler trattare una materia che fa dello scandalo e dell’eccesso il suo criterio di successo, superando qualsiasi intenzione di rappresentazione grottesca.

Ma la denuncia del narcisismo e del sensazionalismo di reportage proposti da certa televisione contemporanea, da media e social network è netta.

Il film ripropone dopo ogni possibile svolta narrativa la stessa scandalosa vanità della sua protagonista, che usa anche il proprio dolore per bucare lo schermo con quell’”effetto-verità” che è solo prodotto di pura finzione.

Léa Seydoux impersona France de Meurs, figura emblematica di una certa Francia, ma non solo, dando luminosità e concretezza a un personaggio che è tutto immerso nella finta realtà dei media, non ne esce mai, che sia in uno scenario di guerra, alle prese con i problemi adolescenziali del figlio, in una storia d’amore non si sa quanto importante, di fronte al senso di colpa per aver investito un poveraccio.

Perché per lei esiste solo quello che passa dallo schermo.

“France” di Bruno Dumont
con Léa Seydoux, Blanche Gardin, Benjamin Biolay
Francia, Germania, Italia, Belgio, 2021

Distribuzione: Academy Two

Elefteria Morosini