Hayez Boldini Casorati. Moda e Costume nella società moderna
La mostra è al Castello di Novara sino al 4 aprile 2027
Hayez Boldini Casorati. Moda e Costume nella società moderna, a cura di Elisabetta Chiodini, è la mostra da visitare nel complesso Visconteo Sforzesco del Castello di Novara. Dipinti, abiti e complementi d’abbigliamento invitano a ripercorrere la storia della moda e l’evoluzione del gusto e del costume dai primi anni dell’Ottocento fino agli anni Venti del Novecento.
Il racconto si dipana attraverso capolavori della pittura italiana, accuratamente selezionati e appartenenti a prestigiose raccolte, pubbliche e private, ai quali si affianca la raffinatezza di modelli, tessuti, rifiniture di abiti e accessori delicati e preziosi provenienti dalle Collezioni Civiche milanesi di Palazzo Morando – Costume Moda Immagine e da collezioni private.
I dipinti e gli oggetti d’uso, pregevoli opere artigianali, descrivono la vita di uomini e donne del passato nei ritrovi mondani, nell’intimità famigliare, nelle piazze e nei mercati, ai bagni di mare, nelle strade cittadine o nella natura, immersi nel lavoro o nel divertimento. Emergono i contesti di vita delle varie classi sociali, come le differenze di genere.
La rassegna, organizzata da METS Percorsi d’Arte congiuntamente a Comune di Novara e Castello di Novara, con il patrocinio e il contributo di Regione Piemonte, si articola in otto sezioni cronologiche e tematiche
Hayez Boldini Casorati e la cronologia della mostra
Dagli inizi del XIX secolo alla fine degli anni Trenta
L’abito femminile di ispirazione neoclassica è illustrato in due celebri ritratti di Andrea Appiani: la linea diritta, la vita alta, la cintura a coulisse, la leggerezza del lino e della mussolina indiana richiamano la statuaria greco-romana tornata di moda nel Settecento con le scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei.

Presto si afferma una impostazione sartoriale più complessa, con tuniche su lunghe vesti e i primi spencer, giacche corte con maniche lunghe; velluti e rasi impreziosiscono con guarnizioni maniche e orlo delle vesti.
Le gonne a campana sono sostenute da sottogonne inamidate, il punto vita si abbassa e ampie scollature caratterizzano gli abiti da sera. Per gli uomini della borghesia si afferma il completo scuro.

Anni Quaranta e Cinquanta del XIX secolo
Si assottiglia ancora il punto vita e si amplia la gonna increspata e con balze, gale e volant, sostenuta da crinolina o da una “gabbia” in cerchi metallici che impedisce libertà di movimento ma sottolinea lo status sociale, come nel Ritratto della cantante Matilde Juva Branca di Francesco Hayez (1851).

Anni Sessanta del XIX secolo
Dopo il 1865 le ampiezze delle gonne si riducono grazie a Charles Frederick Worth (1825-1895), il primo couturier della storia, che sposta l’ampiezza sul retro, come vediamo nelle opere di Silvestro Lega, Tra i fiori del giardino (1862) e di Giovanni Boldini, Ritratto della contessa Carlotta Aloisi Papudoff (1869).
Anni Settanta del XIX secolo
La gonna, in continua evoluzione, è caratterizzata dalla tournure o sellino, che la gonfia solo posteriormente con drappeggi, decorazioni, nastri, passamanerie e merletti, riducendo le ampiezze mirabolanti e l’abbondanza di tessuto. Le signore iniziano a privilegiare una silhouette più longilinea, sottolineata da giacche aderenti, lunghe fin sotto i fianchi, chiuse da file di bottoncini.
Le ritroviamo nel dipinto di Domenico Induno Un dramma domestico (1873) o Alle corse dei cavalli (1874) di Giuseppe De Nittis.

Hayez Boldini Casorati: trasformazioni della moda
Anni Ottanta del XIX secolo
Mentre la gonna si appiattisce, prendono importanza le spalle e la linea “a petto di piccione”di fine secolo, come nel grande pastello di Giuseppe de Nittis Fiori d’autunno, posto accanto a un abito d’epoca della sartoria milanese di Marianna Cantelli, con ampio drappeggio, proprio come quello indossato da Léontine De Nittis. Tra gli accessori un delicato ventaglio dipinto di manifattura francese.
Anni Novanta del XIX secolo
A fine secolo prevale l’ampiezza delle maniche, la gonna a campana, la vita sempre più sottile, come osserviamo nella scena di vita familiare Piccole anime (1898) di Giorgio Belloni o nell’intimità davanti al fuoco di Et prope et procul (1897) di Carlo Cressini.
Il fumo al femminile: da gesto anticonformista a fenomeno culturale

La piccola cella del castello ospita opere di grande suggestione e novità in cui giovani donne sono immerse nella lettura e nel fumo di una sigaretta, un gesto d’emancipazione femminile, come in Federico Faruffini, La lettrice, (1865) e in Pietro Marussig, Donne al caffè (1924).
Dagli inizi del XX secolo agli anni Venti
Nei primi tre decenni del secolo si passa dalla linea “a S” agli abiti dalla linea diritta. Dai corsetti strettissimi che mettono in evidenza il seno e il fondoschiena, richiamando le forme sinuose dello stile floreale, si giunge ad abiti sempre più corti, a vita bassa, più comodi e pratici.
Li indossano con sempre maggiore disinvoltura le donne ritratte da Giacomo Balla (Ritratto di Leonilde Imoperatori,1911) e Anselmo Bucci (Inverno in riviera, 1917).

Infine si ammira la grande raffinatezza della tunica Delphos (1920), composta da 4-5 teli finemente plissettati, firmata Fortuny, che richiama l’auriga di Delfi, accompagnando le forme con naturalezza.
L’evoluzione dello stile e i cambiamenti sociali e culturali si ritpercorrono sfogliando il ricco e pregevole catalogo, edito da METS Percorsi d’Arte.
crediti fotografici : Giovanna Dal Magro


