Il Lughino: l’anima vegana nel cuore di Brera
Nel cuore di Brera, a pochi passi dalle vie più eleganti di Milano, c’è un luogo che riesce a sorprendere anche chi pensa di conoscere già tutto della cucina vegetale. Il Lughino non è semplicemente un ristorante: è un progetto, un’idea di cucina che ho avuto modo di vivere in prima persona — e che lascia il segno.
Il Lughino: un’esperienza che sa di casa
Appena entrata, la sensazione è quella di un ambiente caldo, accogliente, curato senza essere pretenzioso. Il servizio è attento, quasi familiare, e accompagna un’esperienza gastronomica che ruota attorno a un concetto tanto semplice quanto radicale: seguire la natura, davvero.
Qui tutto è 100% vegetale e biologico, ma ciò che colpisce è l’approccio artigianale. Dal pane a lievitazione naturale con pasta madre fino ai dessert, ogni preparazione nasce in cucina, quotidianamente. Il menù cambia spesso — a volte anche ogni giorno — seguendo la stagionalità e la disponibilità delle materie prime. E si percepisce.
Il racconto nel piatto
La nostra esperienza è stata un vero percorso.
Si parte con antipasti che raccontano subito la filosofia del Lughino: un mix curato di insalata russa, torta salata alle verdure e paté di cicerchie, accanto a un interessante tortino multistrato con carciofi, patate e farinata di ceci. Sapori pieni, ma mai pesanti.
Poi arrivano loro, le protagoniste: le lasagne. Non è un caso — il Lughino è anche una lasagneria, e si sente.
Abbiamo assaggiato diverse varianti, dalla “bolognese” con ragù di soia, sorprendentemente intensa, a quelle più stagionali come asparagi e crema di cicerchie, cavolo nero, fino alla versione con zucca, champignon e crema di porcini. Ogni piatto è diverso, ma accomunato da una cosa: equilibrio.
Tra i primi, spiccano anche gli gnocchi artigianali al pomodoro e basilico e un risotto alla milanese con porcini che riesce a reinterpretare un classico senza tradirlo.
Tradizione reinterpretata, senza compromessi
Nei secondi si percepisce ancora di più la mano artigianale: l’arrosto di seitan ripieno di spinaci e anacardi con patate al forno è uno di quei piatti che non fanno rimpiangere nulla. Accanto, preparazioni come i canederli vegetali, lo sformato di finocchi allo zenzero o i cavolini di Bruxelles gratinati su purè di fave dimostrano una ricerca continua, mai banale.
Chiudiamo con un gelato artigianale alla vaniglia con fragoline fresche: semplice, pulito, perfetto.
Tutto è costruito con ingredienti selezionati personalmente, spesso a chilometro zero : niente OGM, niente conservanti, niente scorciatoie.
Una filosofia (vera) prima ancora che un menu

Dietro a tutto questo c’è la visione di Paolo Sanvito, che dopo anni di esperienza — anche nelle cucine di Villa d’Este — ha deciso di creare qualcosa di personale, etico e profondamente coerente.
Il Lughino nasce nel 2014 come progetto pionieristico: una delle prime realtà completamente bio-vegan in Italia, e probabilmente l’unica “lasagneria” nel suo genere. Oggi mantiene quello spirito originario, fatto di ricerca, passione e una certa ostinazione nel fare le cose bene.
Il lughino: perché andarci?
Il Lughino non è un ristorante “di tendenza”. È un luogo con un’identità forte, costruita nel tempo, che parla a chi cerca un’esperienza autentica — che siate vegani oppure no.
È uno di quei posti dove esci con la sensazione di aver mangiato bene, ma anche “giusto”. E oggi, non è così scontato.
“Il nome? Non ha una spiegazione ufficiale, e forse è proprio questo il punto: ‘Lughino’ suona come qualcosa di familiare, caldo, quasi domestico. Un nome che non spiega, ma invita a scoprire.”


