Presepi: le versioni moderne di un mitico simbolo del Natale

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Presepi: le versioni moderne di un mitico simbolo del Natale

In Friuli Venezia Giulia mostre a cielo aperto con rappresentazioni uniche.

Tema di quest’anno “La Cura. L’Amore. La Speranza”

Capanne, pecore, artigiani, donne al lavoro, la tradizione del Presepe è davvero unica e, in Italia, troviamo creazioni di esperti che si lasciano ispirare dalle proprie idee, andando oltre il consueto.

Presepi nella sabbia

A Lignano Sabbiadoro un raro esempio in sabbia, il più grande d’Italia: 400 metri cubi di sabbia, 4 artisti, 1800 ore di lavoro, 600 metri quadrati di area espositiva. Che dire, la magia del Natale è davvero unica. Tema di quest’anno “la Cura. L’Amore. La Speranza”.

Una scenografia a cielo aperto visibile anche via web www.presepelignano.it e con particolari effetti visivi dal gioco di immagini unico.

Tutto ciò è stato possibile grazie alla collaborazione dell’Amministrazione comunale e di Lignano Sabbiadoro-Gestioni.

Una tradizione che si è consolidata negli anni: dal 2004 infatti questa creazione artistica, organizzata dall’Associazione Dome Aghe e Savalon D’Aur, regala al Friuli la bellezza delle sue narrazioni tramate di minuscoli granelli, d’acqua e d’arte, associate ai messaggi di speranza e agli spunti di riflessione sul presente, espressione autentica di quei valori di pace e universalità sintonici con la vocazione di accoglienza e ospitalità della città balneare.

La Cura. L’Amore. La Speranza

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Il percorso legato al tema “La Cura. L’Amore. La Speranza.” inizia con una singolare Natività che fa trapassare l’iconografia bizantina di Maria con in braccio Gesù nell’immagine di una nascita reale. Segue la trasposizione in sabbia della Dormitio Virginis bizantina dove è Cristo a tenere in braccio l’anima-bambina della Madre. Un’altra scena evangelica è quella di Cristo addormentato sulla barca mentre infuria la tempesta, con Pietro che lo scuote impaurito. E poi: Cristo spezza il pane e il buon samaritano si ferma a soccorrere, con per sfondo l’immagine di straordinaria forza di un grande volto di Cristo.

Un’installazione di solenne grandiosità fa da snodo al percorso e cattura lo sguardo del visitatore condensando in un’unica sequenza la morte e la resurrezione di Lazzaro di Betania, con l’incontenibile pianto di Gesù.

Un dolore straziante, profondamente umano, che in questo tempo di pandemia si è condensato nell’immagine ormai emblematica della facciata del cimitero monumentale di Bergamo, la cui architettura fa da sfondo ai due episodi evangelici.

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Gli scultori/autori di questo magnifico racconto del Natale sono Michela Ciappini, Ornella Scrivante e Mario Vittadello, guidati da Antonio Molin, direttore dei lavori. La direzione artistica è di Patrizia Comuzzi. Il Virtual Tour del Presepe di Sabbia è opera di 4Dodo-San Giorgio di Nogaro. La voce narrante è di Massimo Somaglino.

Presepi tra i monti

Un altro esemplare unico di Presepe è quello che, fino al 6 gennaio,

sarà visitabile fra i monti della Carnia a Sutrio,

ai piedi dello Soncolan

Una tradizione che anche quest’anno la Proloco di Sutrio, in accordo con l’amministrazione comunale, ha voluto rinnovare come simbolo di rinascita e di speranza per tutti.

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Una rassegna di presepi di varie dimensioni e fogge: oltre 50 presepi collocati nei cortili, sotto i portici delle caratteristiche case del centro storico del paese, nelle piazzette e lungo le stradine lastricate di pietra.

Il paese è addobbato a festa, con grandi alberi di Natale in legno da riciclo creati dagli artigiani, luci, corone e composizioni natalizie. I presepi esposti sono realizzati non solo da artigiani ed artisti, ma anche dagli abitanti di Sutrio, che li espongono all’esterno delle proprie abitazioni, sui davanzali delle finestre, nelle nicchie dei muri.

E, ancora, il Presepio di Teno, un vero e proprio capolavoro di sapienza artigianale e minuziosa pazienza, realizzato nel corso di 30 anni di lavoro da Gaudenzio Straulino (1905-1988), maestro artigiano di Sutrio.

Uno spaccato etnografico sulle tradizioni, la vita, i lavori, le usanze della montagna carnica. Esposto in un’antica casa del paese, riproduce in miniatura gli usi e i costumi tradizionali del paese, che vengono animati grazie ad una serie di perfetti ingranaggi meccanici, con l’alternarsi del giorno con la notte, le figure in movimento, l’acqua che scorre nei ruscelli.

Vi sono raccontati con minuzia di particolari la fienagione sullo Zoncolan ed il trasporto del fieno a valle su gerle e slitte, le donne che filano e tessono, il lavoro al mulino e quello alla segheria, il trasferimento del corredo nuziale nella nuova casa della sposa, la festa dei coscritti che attraversano il paese sul carro infiocchettato ed altro ancora: sono decine le scene che descrivono la vita e i ritmi di un tempo e lasciano incantati grandi e piccoli.

Arianna Augustoni

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