Santiago, un cammino per ricominciare
Santiago, un cammino per ricominciare conduce gli spettatori insieme a Fred e Adam lungo i sentieri che lungo oltre 1.500 chilometri e per tre mesi attraversano i Pirenei e la Spagna, arrivando dopo impegnative salite e discese, lungo aspri sentieri tra valli e vette, borghi e monasteri fino al santuario di Santiago di Compostela.
Santiago, un cammino per ricominciare è tratto dal romanzo “Marche et invente ta vie” del giornalista Bernard Ollivier, che ha sperimentato su di sé il potere rigeneratore del cammino e si è ispirato alle storie vere dei giovani che hanno usufruito dei percorsi offerti dall’associazione “Seuil” (= (Soglia), da lui fondata nel 2000.
Seuil è una ong che si occupa del recupero di giovani in difficoltà usando il trekking come terapia: il viaggio verso una meta e attraverso il mondo porta a scavare dentro di sé e si rivela occasione efficace di rigenerazione per giovani che hanno vissuto situazioni di grave disagio e a volte rischiano anche il carcere.
Bernard Ollivier ha sperimentato su di sé la potenza rigeneratrice del cammino e ha narrato i suoi viaggi a piedi in diversi libri diventati best seller in Francia e tradotti in molti Paesi.
Santiago, un cammino per ricominciare: due protagonisti. assolutamente verosimili
Seguiamo i passi di Fred e Adam, inizialmente sospettosi e ostili l’uno verso l’altra: ma affrontare il cammino implica la disponibilità a mettersi in gioco e avviare una profonda trasformazione di sé.

Fred è un’insegnante sospesa dal lavoro per aver dato uno schiaffo a una studentessa, in crisi con la figlia Nina e con il marito medico che vuole il divorzio. Un’amica la introduce in un’associazione che effettua la rieducazione di ragazze e ragazzi con problemi attraverso le “marce di rottura”: tre mesi e 1500 chilometri fino a Santiago di Compostela, in coppia con un educatore, contando solo sulle proprie forze per superare tutte le difficoltà e gli imprevisti del viaggio di rottura e rigenerazione.
Fred è in coppia con Adam, un ragazzo abbandonato dai genitori, con numerose denunce e a rischio di entrare in carcere non appena compirà i 18 anni.

Durante le prime tappe per Puy-en-Velay, attraverso i monti di Forez, in Auvergne, tra i pascoli e le nevi i due faticano a stabilire un dialogo. Adam sembra pronto ad arrendersi alla prima seria difficoltà e Fred teme di fallire.
Non sarà facile intendersi, ma le avventure e gli incontri del viaggio offriranno l’occasione per mettersi alla prova e tirar fuori sia la rabbia e la frustrazione, che i sogni e gli impulsi generosi che faticano a prendere forma e a diventare progetti realizzabili e concreti, risultato di un percorso di introspezione, di conoscenza, di riflessione sui propri comportamenti e di ripensamento critico.
Il viaggio di Adam e Fred
All’inizio Adam manifesta aggressività e rifiuto delle regole. Le difficoltà sia fisiche che psicologiche e emotive sono molte e le premesse sembrano destinare già in partenza il viaggio al fallimento. Ma Fred non si lascia scoraggiare e nonostante le difficoltà restano insieme.
E vengono i momenti di intesa, di benessere e di realizzazione, come nel fare musica con i monaci o nell’incontro con una ragazza che nonostante la disabilità, compie da sola la sua impresa e riesce a stabilire con Adam un rapporto di tenerezza e comprensione.
È lei a cogliere la positività di Adam in una battuta: ”Molti sono compassionevoli per qualche minuto e poi se ne vanno. Adam non ha nessuna compassione ma resta“.
Alexandra Lamy e il giovane Julien Le Berre offrono delle interpretazioni intense e efficaci, di grande aderenza alla realtà, nell’alternanza delle fasi di avvicinamento e di scontro tra due personalità complesse e con fragilità profonde: Il ragazzo ha subito troppe frustrazioni gravi per poter ammettere con se stesso di avere bisogno di aiuto mostrando il suo lato debole. Le reazioni di Fred sono quelle dell’insegnante che sa riconoscere queste debolezze ma non sempre riesce a sopportarne l’impatto.
Entrambi hanno le forze e la determinazione per giungere alla meta.
Seuil e i percorsi di rigenerazione
Il regista Yann Samuell si è basato sull’attività dell’associazione operante in Francia da alcuni anni. Il progetto occupa 100 giorni: una settimana di preparazione, 90 giorni di marcia, infine il bilancio dell’esperienza. L’adolescente (dai 14 ai 18 anni), insieme all’educatore o educatrice, percorre da 1600 a 1800 Km, dorme in tenda o in rifugi d’inverno, ha 15 euro al giorno per mantenersi; deve rinunciare al telefono e alla musica e camminare almeno per 1 ora al giorno in silenzio. Deve tenere un diario del viaggio.
Nel primo mese si concentrano le difficoltà, la rabbia, la tentazione di mollare, gli insulti; poi la situazione migliora e alla fine c’è la rigenerazione e il 95% dei giovani individua un progetto per il proprio futuro.
Gli operatori di Seuil sottolineano con orgoglio i risultati ottenuti ponendo al centro della loro rieducazione i giovani stessi, la loro energia e la loro volontà. A fronte dell’85% di recidive nel primo anno per chi esce dopo un periodo in istituto di rieducazione o carcere minorile, il reinserimento attraverso il cammino costa assai meno alla collettività ed è 10 volte più efficace di un provvedimento punitivo e restrittivo della libertà.
Seuil accompagna 35 giovani all’anno: altre associazioni simili stanno sorgendo in Polonia e in Italia.
Santiago, un cammino per ricominciare, regia di Yann Samuell, con Alexandra Lamy, Julien Le Berre, Maëlle Vidou, Eric Métayer, Malik Amraoui, Francia, 2026 – distribuzione


