Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo, il tempo della terra

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Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo, il tempo della terra

Il ciclo dei mesi del battistero di Parma, per ricominciare bene il 2021

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“Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo, il tempo della terra” è il titolo dell’esposizione che, nonostante le difficoltà, la Diocesi, di concerto con il Comune di Parma, aveva avviato a fine estate, come messaggio di speranza e simbolo di valori umani e religiosi a cui ispirare la ripresa delle attività sociali e culturali così preziose per tutti.

Ed è l’augurio per il 2021 che vogliamo riproporre,

nella convinzione che la cultura e l’arte siano indispensabili all’equilibrio,

alla serenità e alla salute psicofisica degli essere umani

L’esposizione all’altezza dei visitatori del ciclo scultoreo dei Mesi e delle Stagioni di Benedetto Antelami che orna il primo loggiato del bellissimo Battistero di Parma, si sarebbe dovuta inaugurare a maggio, in occasione della designazione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

Ma lo straordinario evento ha subito le traversie dovute al Covid-19 e solo il 12 settembre 2020 il Battistero è stato aperto al pubblico, per poi essere chiuso.

Ora si attende il 15 gennaio, quando giungeranno a scadenza i provvedimenti sanitari, augurandoci si poter di nuovo accedere all’interno per ammirare la bellezza delle sculture che mostrano la successione dei lavori connessi con la vita della terra e lo scorrere dei mesi.

In questo momento particolare gli aspetti artistici e storico-archeologici dei manufatti di straordinario valore passano quasi in secondo piano rispetto al messaggio esistenziale che esprimono.

I volti sereni, gli atteggiamenti e i gesti composti e consapevoli dell’utilità pratica delle occupazioni cui si dedicano le statue che danno corpo ai mesi e alle due stagioni, l’inverno e la primavera, rassicurano sulla ciclicità del tempo, che alterna crisi e cadute a rinascite e nuovi periodi di fertilità.

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 Così è della natura, così sanno nella loro antica saggezza

i personaggi che con grazia e nobiltà

mostrano come il tempo non sia avverso,

nonostante i momenti duri e inclementi.

Secondo la tradizione dei Padri della Chiesa, i lavori, anche pesanti, cui si dedicano i lavoratori della terra non sono una condanna, conseguenza del peccato originale, ma una collaborazione al progetto della Creazione, una riconciliazione attraverso la figura redentrice di Cristo.

I lavoratori sono di età diverse, tutti ben vestiti e pieni di nobile dignità.

Antelami: la primavera

Il ciclo inizia con la primavera, un’elegante fanciulla coronata di fiori. La accompagna marzo, sotto il segno dell’ariete, che soffia nel corno simboleggiando le bufere e le intemperie che rendono incerta la stagione; seguono aprile con le prime fronde tra le mani; maggio, un cavaliere che brandisce un falcetto per raccogliere il foraggio per il suo cavallo.

Ecco giugno che raccoglie le spighe mature; luglio che le batte con una coppia di cavalli; poi agosto prepara le botti; settembre con un coltello stacca dai tralci grossi grappoli d’uva, mentre ai suoi piedi la figuretta del segno della bilancia sembra quasi collaborare al lavoro. I mesi che portano alla stagione estiva sono giovani pieni di energia e vitalità, come anche febbraio assorto nel dissodamento del terreno indurito.

Antelami: si procede verso l’inverno

Ottobre è un bel vecchio con barba e baffi e un ampio mantello che con gesto solenne sparge parsimoniosamente i semi col pugno, accompagnato dal segno dello scorpione su una quercia alle sue spalle; novembre raccoglie rape strappandole dal terreno; dicembre taglia gli sterpi.

Tra novembre e dicembre sta l’inverno, un vecchio dalla barba fluente, metà vestito e metà nudo, a indicare il periodo tra il sonno e il risveglio della natura.

Tra tutti si distingue gennaio, un vecchio barbuto seduto accanto al fuoco, con un’altra faccia attaccata sulla nuca, poiché è lui che chiude l’anno vecchio e apre quello nuovo. È il ritratto del vecchio saggio, come i mesi che lo precedono da ottobre in poi.

Gli otto lati del Battistero introducono simbolicamente nel tempo della Salvezza: dopo i sette giorni della storia, l’ottavo giorno è quello della Risurrezione, che redime e risana, in esso “non c’è morte, né lutto, né lamento, né affanno”.

Lo scultore racconta il lavoro, l’impegno, il percorso esistenziale, fatto di gioie e dolori, di aspettative soddisfatte e di desideri delusi, trasformando la pietra in espressione della conoscenza e dei valori della fede.

Questo ciclo scultoreo, che restò incompiuto con la morte dell’Antelami,

sintetizza il significato della Creazione

e la dinamica teologica di peccato e redenzione

Ma racconta anche come il mistero della vita incontra la sapienza dell’agricoltore e l’opera del lavoratore: natura e cultura sono in armonia.

Nell’adiacente Cattedrale si può ancora ammirare dello scultore il bassorilievo marmoreo della “Deposizione dalla croce”, unica tavola rimasta tra quelle che decoravano il pulpito.

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«Mi auguro che nell’ammirare i Mesi dell’Antelami si comprenda che l’opera di Antelami riflette la Luce del Cristo nella felice continuità del tempo di Dio e del laborioso tempo dell’uomo», ha detto mons. Enrico Solmi, Vescovo di Parma, tra gli ideatori del progetto i cui proventi vanno a sostegno della Caritas diocesana.

Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo, il tempo della terra” – Il ciclo dei mesi del battistero di Parma

Web: www.piazzaduomoparma.com; www.diocesi.parma.it  

Ulteriori informazioni e prenotazione:  E-mail: antelami2020@gmail.com

Foto di copertina copyright -Edoardo-Fornaciari

Elefteria Morosini

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