Barbie va al museo

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La cultura rappresenta indubbiamente un fattore fondamentale per lo sviluppo economico di un paese e raggiunge il suo principale obiettivo nell’abbattimento di ogni tipo di frontiera linguistica, sociale e antropologica, all’insegna di una corretta idea d’integrazione. Su questi presupposti si basa lo ‘spazio multiforme’ del Mudec, nell’ex area Ansaldo – che s’identifica nello stesso tempo come ‘ museo del mondo’ e come polo multidisciplinare della cultura integrata. Il Mudec vive la sua vocazione di museo divenendo un simbolo d’intreccio di culture differenti e mescolando la modernità del presente al rispetto per il passato. Per questo motivo fino al 13 marzo 2016, il Museo delle Culture di Milano, dedica una mostra all’icona simbolo femminile del nostro secolo: vengono, infatti, celebrati i 56 anni di vita di Barbara Millicent Robert, comunemente conosciuta con il nome di Barbie.

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Nata nel Wisconsin, il 9 marzo 1959 dalla mente creativa di Ruth Handler e sponsorizzata in tutto il mondo dal marchio Mattel, Barbie è adesso una rispettabile ‘signora’ di mezza età. Il suo fascino, tuttavia, è immutato: è rimasta bionda, bella, slanciata e non si appanna il suo potere simbolico di riflettere i nostri desideri e le nostre ambizioni. Infatti, Barbie è tutto fuorchè la bambola di plastica, la ‘material girl‘, con la quale viene erroneamente identificata da banali luoghi comuni. Barbie è innanzitutto una donna libera, indipendente, single, con un fidanzato di due anni più giovane e che non conosce i piaceri dell’ozio. Ha sempre rappresentato il simbolo della donna che può scegliere. Per questo motivo Barbie è una vera icona culturale, un emblema di stile e di energia e quindi un simbolo di vita: è cambiata per stare al passo con i tempi, ha rappresentato ben 50 nazionalità diverse – tra Europa, Africa e Sudest asiatico – ha rafforzato la sua identità nell’immaginario globale, svolgendo ogni tipo di professione: da hostess a infermiera, da rockstar a principessa, da surfista a ballerina, è arrivata a indossare la tuta d’astronauta seguendo le orme di Valentina Tereshkova e a candidarsi perfino alla Casa Bianca.

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Ha percorso innumerevoli evoluzioni di stile che l’hanno anche portata ad appropriarsi d’identità lontane dal suo background socio-culturale. Dai primi modelli di sofisticata bellezza degli anni Cinquanta fino ad assumere le caratteristiche tipiche della pin-up moderna, Barbie si è trasformata senza problemi in alcune delle figure leggendarie della storia. Ha vestito i panni di Cleopatra, Maria Antonietta, Elisabetta I. Si è identificata con le dive della contemporaneità, come la Barbie Grace Kelly e la Barbie in tubino nero che interpreta Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. E non ha dimenticato un lato trasgressivo, assumendo l’identità di Cher, Jennifer Lopez e Cindy Lauper. Non dimentichiamo, però, che nonostante la sue ben 150 carriere, Barbie nasce essenzialmente come modella: il passatempo principale delle bambine è, infatti, quello di creare nuovi stili e innumerevoli look per la loro bambola preferita.
Barbie's evolution style (Collectors edition)

Così i suoi diademi argentati, le sue stole di pelliccia fucsia, i suoi eleganti abiti da sera alla parigina e il suo stile ready to wear di origine statunitense, ha ispirato i più importanti stilisti del mondo, che le hanno dedicato raffinate collezioni. Da Billy Boy – il primo fashion designer ad apporre la sua firma nel box di Barbie nel 1984 – si passa a Oscar de La Renta che nel 1985 le dedica un’intera collezione di haute couture – Vera Wang le fa dono di vaporosi abiti da sposa e poi Versace, Benetton e di recente Moschino che nella fashion week del 2014 fa sfilare in passerella le top-model con gli inconfondibili abiti rosa, stile Barbie. Infine la Barbie black code, al passo con lo stile minimalista urbano.Barbie e Ken, 1961

La mostra, divisa in 5 sezioni, ripercorre le tappe fondamentali della sua storia, delle evoluzioni e della carriera e permette ai visitatori di entrare anche in contatto con i suoi ambienti personali e con la sua vita quotidiana: la casa dei sogni, la barca a vela, il camper e la lussuosissima Porsche. A fine percorso viene presentata anche Barbie Mudec, realizzata esclusivamente per la mostra, con lo scopo di rappresentare l’ampia espressione della multiculturalità del luogo, restituendone abilmente la complessità e rispondendo al motto personale e poliedrico della nostra protagonista: “I can be… anyone else”.

Mudec – Museo delle Culture di Milano –  Area Ex Ansaldo,  Via Tortona 56 – www.mudec.it/ita 

Maria Grazia Lucchese

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