Erice: l’incanto di un triangolo equilatero

Erice di Vittorio Puggioni

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Erice: l’incanto di un triangolo equilatero

Quando sono arrivato ad Erice  in un caldo pomeriggio estivo, la prima cosa che mi ha accolto è stata una leggera e fresca brezza, che ha reso piacevole avventurarsi in questo antico borgo dalla forma di un triangolo equilatero, attraversato da stradine strette e tortuose, con archi medioevali e cortili dal fascino discreto. A oltre 700 metri di altitudine, posata naturalmente sulla sommità di un monte che sovrasta Trapani, Erice gode di una posizione privilegiata. Da qui si possono ammirare le Isole Egadi, che oggi, mentre le osservo avvolte da una leggera velatura, appaiono circondate da un alone di mistero.Erice: l'incanto di un triangolo equilatero

Davanti a me si erge, proteso sullo sperone di roccia che domina la pianura sottostante fino al mare, il Castello di Venere, uno dei vertici del triangolo della pianta del borgo. Il castello, come lo vediamo oggi, deve la sua forma al periodo normanno, ma la sua storia è molto più antica e bisogna tornare indietro nel tempo, quando Enea costruì in questo luogo un tempio dedicato a Erice: l'incanto di un triangolo equilateroErice: l'incanto di un triangolo equilateroVenere; da allora il culto di Venere Ericina si diffuse in tutto il Mediterraneo. In epoca Normanna, sulle rovine del Tempio, utilizzando le sue stesse pietre, venne eretta la fortezza, cinta da mura possenti guardate dalle Torri del Balio, a quel tempo collegate al castello da un ponte levatoio.Erice: l'incanto di un triangolo equilatero

Raggiungo il castello e qui da una terrazza la vista spazia su un’altra pianura che conduce al maestoso promontorio di San Vito Lo Capo. Solo una foto può raccontare la bellezza del panorama, ogni descrizione appare superflua. Mi inoltro nel borgo ed il particolare lastricato di alcune vie e di alcune piazzette attrae la mia attenzione, passo sotto i tipici archi che sembrano tenere unite le case che fanno da cornice alle stradine; giungo infine all’altro vertice del triangolo. Qui si trova la Chiesa Matrice o Chiesa Madre, dedicata alla Vergine Assunta. Fatta edificare da Federico d’Aragona nel XIV secolo, aveva scopo difensivo, come si può dedurre dalle merlature ben evidenti e dall’aspetto massiccio. Il campanile a base quadrangolare, con monofore e bifore impreziosite da archetti, che risalgono i suoi lati, svetta al suo fianco e dalla sua sommità si poteva controllare e vigilare sia il borgo che tutto il golfo sottostante.Erice: l'incanto di un triangolo equilatero

Camminare attraverso Erice è come ripercorrere le strade di un borgo medioevale, anche se la sua storia è molto articolata. Secondo Tucidide, fu fondata da alcuni abitanti di Troia che qui si rifugiarono, dando così origine al popolo degli Elimi. Passò sotto il dominio dei Cartaginesi, fino alla sua distruzione durante la prima guerra Punica. Erice: l'incanto di un triangolo equilateroDurante la guerra il generale Amilcare ne ordinò la fortificazione costruendo le mura lungo il crinale della montagna, rendendola di fatto praticamente inespugnabile. I Romani la conquistarono nel 248 a.C. riportando all’antico splendore il tempio dedicato dai Cartaginesi alla dea Astarte, e che loro dedicarono a Venere, che divenne la protettrice dei naviganti.

Erice, poi, visse tutte le varie dominazioni subite dalla Sicilia nel corso dei secoli, e quindi divenne Bizantina, Araba e Normanna. Nel Medioevo furono costruite le chiese ed i conventi che ancora oggi caratterizzano la città. Oggi, Erice, nel cuore della città, in quella che era la Chiesa di San Domenico, ospita il Centro Internazionale di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”, prestigioso centro di ricerca scientifica diretto dal Prof. Antonio Zichichi che lo fondò nel 1963.Erice: l'incanto di un triangolo equilatero

Termino l’ultima sequenza fotografica, ancora uno sguardo alle Isole Egadi e mi accingo a ridiscendere verso la pianura; lascio alle mie spalle un borgo dove origini antiche e scienza proiettata nel futuro si fondono insieme, conservandone intatto tutto il suo fascino e la sua personalità.

vittorio puggioni

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