Frà – San Francesco, la superstar del Medioevo, al Teatro Carcano

Articoli da CorrelatiArticoli Correlati

FRA’ – San Francesco, la superstar del Medioevo è lo spettacolo in scena al Carcano di Milano dal 16 al 21 gennaio.

Attraverso laudi medievali e accompagnato da strumenti antichi, Giovanni Scifoni riproduce l’efficacia comunicativa che il messaggio di San Francesco ha ancora sui contemporanei, proponendone la figura in chiave superpop.

Le straordinarie doti comunicative di Francesco d’Assisi

Francesco mantiene attraverso i secoli un enorme fascino su donne e uomini, giovani e meno giovani. Così come era accaduto nel suo tempo, quando aveva messo in scena ad Assisi in modo clamoroso e addirittura scandaloso la sua conversione.

Il drastico cambiamento di vita affascina i primi seguaci, tra cui Chiara che, avendo sentito le sue prediche, insieme alla fidata amica Bona, si reca a Santa Maria della Porziuncola, dove si raccoglie la prima comunità francescana che richiama molti giovani di entrambi i sessi.

Francesco è un grande artista, capace di raccontare Dio con geniale creatività. Le sue prediche sono capolavori folli e visionari.

Francesco anticipa il linguaggio del teatro contemporaneo mettendo in scena performance efficaci e spregiudicate.

Gioca con gli elementi della natura, improvvisa usando anche il francese, cita a memoria brani delle chansons de geste cambiandone il senso, comunica attraverso il corpo, addirittura esposto nella sua nudità. Anche la malattia e il dolore fisico causato dal stigmate servono a comunicare il suo messaggio.

Ed è sua la geniale invenzione del presepe a Greccio, 800 anni fa, rinnovata ogni anno da milioni di persone nel mondo e amata da bambine e bambini di tutto il mondo.

Frà,  San Francesco nell’interpretazione di Giovanni Scifoni

Il monologo ripercorre la vita del poverello di Assisi e il suo impegno ossessivo nel raccontare il mistero di Dio in ogni forma, senza timore del logoramento fisico che lo porterà alla morte.

Nelle prediche ai porci e agli uccelli Francesco esalta l’armonia della natura, di tutti gli elementi del creato che loda nel Cantico delle creature (1225), il primo componimento lirico in volgare della letteratura italiana, in cui si rivolge a frate Sole, a sorella Luna e alla stessa “Sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare”, che sente sempre più vicina nel buio della sua cella alla Porziuncola, dove si consuma cieco e malato.

E sulla sua morte si chiude il sipario, ma non si attenua il vigore del suo messaggio potente, che richiama il pubblico al legame inscindibile tra vita e morte.

Nessuno nella storia ha raccontato Dio con tanta geniale creatività. Francesco sapeva incantare folle sterminate, sapeva far ridere, piangere, sapeva cantare, ballare. Il vero problema con cui mi sono dovuto scontrare preparando questo spettacolo è che Francesco era un attore molto più bravo di me”, osserva Giovanni Scifoni, attore vulcanico, capace di recitare, ballare, cantare, suonare, disegnare.

Giovanni Scifoni diventa San Francesco sulla scena

Lo spettacolo è stato preparato attraverso un approccio laboratoriale e una direzione condivisa, come racconta Il regista Francesco Ferdinando Brandi: “Ognuno proponeva digressioni, suggestioni, invenzioni nuove. Nessuno imponeva mai nulla, niente era mai definitivo, ma tutto in divenire. E’ il modo più bello per costruire uno spettacolo, le idee nascono da un’intuizione ancora sfocata, poi rielaborata, metabolizzata e rielaborata ancora fino a che non prende la sua forma definitiva. Lo stesso è stato con i musicisti. Loro proponevano un arrangiamento, noi cercavamo di raccontare l’effetto che cercavamo, e loro lo riadattavano, spesso restituendo un effetto ancor più efficace. Il teatro è un’arte che si fa insieme, dove ognuno apporta la sua competenza, sensibilità, esperienza e quando uno spettacolo si costruisce così è la migliore garanzia di ottenere un buon risultato.”

L’intenzione è stata quella di raccontare Francesco in modo meno ieratico e iconico rispetto alle grandiose rappresentazioni cinematografiche, dando attenzione al lato umano, fragile, perfino confuso e incerto, dubbioso sulla propria capacità di portare avanti l’immane compito assunto.

Semplice e sublime, umile ma capace di parlare a Papi e Sultani, Francesco pone con urgenza i grandi interrogativi di ogni tempo sul senso delle nostre vita.

L’incontro con Francesco ha dato l’occasione a Giovanni di mettere in gioco la sua grande abilità nel trattare temi elevati con semplicità e divertimento, unendo l’alto e il basso in una seducente affabulazione.

Le composizioni musicali, di Luciano Di Domenico si rifanno a temi e modi medievali unendoli, attraverso variazioni e modulazioni, alla musica techno.

Da questo lavoro comune e condiviso è nato uno spettacolo pieno di invenzioni narrative, musicali e sceniche, gli strumenti propri del linguaggio teatrale che Francesco sapeva usare, gli stessi mezzi con cui Giovanni Scifoni lo fa rivivere davanti al pubblico.

FRA’ – San Francesco, la superstar del Medioevo
di e con Giovanni Scifoni
musica di Stefano Carloncelli, Luciano Di Giandomenico e Maurizio Picchiò
regia Francesco Ferdinando Brandi
coproduzione Teatro Carcano – Mismaonda – Viola Produzioni

Elefteria Morosini