Robert Capa. Nella Storia: al Mudec di Milano

robert-capa-nella-storia-al-mudec-di-milano

Articoli da CorrelatiArticoli Correlati

In occasione dei 110 anni dalla sua nascita il Mudec presenta: “Robert Capa. Nella Storia”. In mostra anche gli scatti inediti sul reportage in Unione Sovietica realizzato dal fondatore di Magnum con John Steinbeck nel 1947.

Robert Capa è stato un fotografo di guerra e fotoreporter ungherese-americano e compagno e partner professionale della fotografa Gerda Taro.

La foto “Morte di un miliziano”, pur controversa, ha segnato in maniera iconica la sua fotografia e le sue immagini di guerra lo hanno reso tra i più famosi fotografi del XX secolo.

Capa, alias Friedmann Endre Ernő ( era nato nel 1913 a Budapest , Ungheria), iniziò la sua attività professionale tra il 1931 e 1932 con l’agenzia tedesca Dephot a Berlino dove si era inscritto al college per sfuggire alla repressione ultraconservatrice e antisemita in Ungheria.

Con l’ascesa di Hitler, lui di origine ebraiche, comunista e antifascista, si stabili nel 1933 a Parigi dove francesizzò Endre in Andrè .

Si era già guadagnato una certa notorietà nel 1932 con lo scoop fotografico di Trotskij che parlava agli studenti universitari di Copenaghen.

robert-capa-nella-storia-al-mudec-di-milano

Conferenza di Leon Trotsky – Copenhagen, Danimarca, 27 novembre 1932

A Parigi conobbe Gerta Pohoryll , ebrea di Stoccarda, brillantissima e poliglotta, con cui strinse un sodalizio professionale e sentimentale.

Cominciarono a lavorare insieme come freelance con lo pseudonimo di Robert Capa-nome che ricordava per assonanza quello del celebre regista Frank Capra- personaggio del tutto inventato, fantomatico e celebre fotografo americano giunto a Parigi per lavorare in Europa, di cui si finsero assistenti.

Gerta Pohorylle divenne “Gerda Taro” per assonanza con la famosissima Greta Garbo, e André Friedmann, “Robert Capa”. Inizialmente usarono lo pseudonimo comune di Robert Capa per firmare le loro foto, poi distinsero i loro marchi in “Taro” e “Capa”.

Grazie a questi stratagemmi, i due moltiplicarono gli ingaggi finché la rivista Vu e poi anche Life non li incaricò di documentare la guerra civile spagnola, durante la quale a Brunete nel 1937

Gerda perse la vita a soli 26 anni, travolta da un carro armato. Come la sua compagna, Capa trovò la morte nel 1954 a Thai Binh, in Vietnam ucciso da una mina durante una missione nella seconda guerra di Indocina.

robert-capa-nella-storia-al-mudec-di-milano

Folla in festa per la liberazione della città – Parigi, Francia, 25 agosto 1944

Robert Capa: una vita vissuta pericolosamente

Robert Capa ebbe una vita avventurosa, durante la quale riuscì a documentare ben cinque conflitti bellici e a fondare nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson e a David (“Chim”) Seymour conosciuti nei primi anni di Parigi, la Magnum Photos , la prima agenzia cooperativa di fotografi freelance internazionali.

Circa 20 anni di carriera che possono sembrare un periodo breve ma che racchiudono gli scenari forse più cruciali del 900.

Capa ha sempre scattato reportages di guerra, ma è stato attivo anche come fotografo di scena riprendendo artisti e attori e collaborando con riviste glamour nella seconda parte della sua carriera.

La mostra e il suo fiore all’occhiello

Il focus della mostra (più di 80 foto) è incentrato sulla sua attività di fotoreporter, come testimone di eventi storici che lui ha seguito dal centro della scena.” Se la tua foto non è venuta abbastanza bene è perché non eri abbastanza vicino”.

La mostra presenta sette sezioni.

Le prime cinque sono sulle guerre che lui documentò. La prima è la cosiddetta “guerra appassionata”, la guerra civile spagnola che lui sente particolarmente vicina perché la considera il fronte occidentale nella lotta contro i totalitarismi che dilagano nel mondo, mentre il fronte orientale è quello della guerra sino- giapponese (che seguì nel 1938).

Poi c’è la seconda guerra mondiale (1941-1945), che lui fotografò su diversi fronti, la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d’Indocina (1954).

Era famoso per la sua temerarietà. Si fa catapultare in Sicilia dove raggiunge gli alleati dopo lo sbarco (1943), partecipa al drammatico sbarco in Normandia documentato da undici famosissime foto salvate dal danneggiamento .

Fotografa Londra, la liberazione di Parigi. Questo suo essere sempre in prima linea non va inteso- afferma la curatrice della mostra Sara Rizzo -come un segno di protagonismo un po’ machista, ma come risposta ad un suo imperativo categorico.

Per potere testimoniare quello che provano i soldati

bisogna condividere fino in fondo

la loro esperienza

In mostra vi sono anche due reportages , uno sulla proclamazione dello stato di Israele nel 1948, l’altro sull’Unione Sovietica che realizzò insieme allo scrittore John Steinbeck in un viaggio di due mesi nel 1947.

Quest’ultimo è il fiore all’occhiello della mostra, perché presenta 15 opere mai esposte prima in Italia.

Capa riuscì a penetrare la cortina di ferro grazie a Steinbeck, che gli fece da volano in quanto considerato uno scrittore del socialismo reale. Portò a casa 4000 scatti su Stalingrado , Kiev oltre a riprese su fattorie collettive in Ucraina e Georgia. Scatti che testimoniano di come viveva realmente la gente, senza alcun giudizio politico.

Robert Capa non era pacifista, era contro la guerra ma riteneva che bisognava documentarla per far decidere a tutti da che parte stare.

“Come fotografo di guerra spero di rimanere disoccupato per il resto della mia vita.“

A cura di Sara Rizzo in collaborazione con Magnum Photos -Al Mudec di Milano fino al 19 marzo 2024

Eva Caianiello