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The quiet girl: storia di una bimba silenziosa

The quiet girl: storia di una bimba silenziosa

The quiet girl, regia di Colm Bairéad. con Catherine Clinch, Carrie Crowley, Andrew Bennett, Michael Patrick Carmody. Irlanda, 2022 – Nei cinema dal 16 febbraio

The quiet girl: il regista Coin Bairéad mette in scena il lento sbocciare di un affetto sincero e la maturazione di una bambina che trova i “suoi” genitori dove c’è vera cura e affetto, indipendentemente dai legami di sangue

La vita nell’Irlanda rurale del 1981

Nell’Irlanda delle fattorie si fatica e si stenta. Qui seguiamo l’estate di Cáit, una bambina di nove anni che cresce in una famiglia numerosa e disfunzionale dove la trascurano. Il suo sguardo attento e riflessivo sembra chiedere perché per lei c’è così poca cura e nessun ascolto.

Il padre, col vizio del gioco, rende sempre più precaria la situazione economica, mentre la madre aspetta il quinto figlio.

Così per l’estate Cáit viene mandata da una coppia di lontani parenti, a chilometri di distanza. Senza saluti né spiegazioni, Cáit è affidata a Eibhlín e Séan dal padre, che dimentica perfino di scaricare la borsa con le sue poche cose.

The quiet girl: una nuova famiglia unita dall’affetto

Nella nuova fattoria si respira un’atmosfera laboriosa e tranquilla, anche se aleggia una sofferenza inespressa, trattenuta, ma che non inaridisce i cuori.

Eibhlín, dolce e premurosa, tiene Cáit accanto nei diversi lavori della casa e dei campi, mentre Seàn sembra più chiuso e inizialmente le parla a fatica.

Ma presto la sua cupezza, di cui capiremo la tragica ragione, si scioglie e Cáit lo accompagna nei lavori di stalla. E impara il senso delle azioni che compie, per sé e per gli animali.

Eiblìn legge con lei la sera e Séan si preoccupa di comprarle degli abiti nuovi.

Per un certo tempo Cáit aveva usato gli indumenti del figlio della coppia: la tappezzeria a trenini della stanza, gli abiti maschili in prestito, il libro sono gli indizi che ci raccontano di un bambino che non c’è più, morto in un incidente nella fattoria.

Un film laconico come la sua protagonista

Il dolore non riesce a esprimersi a parole, ma non ha affatto incattivito animi gentili. La generosità e il calore umano si esprimono nei gesti e nella solidarietà che unisce la piccola comunità, pur tra luci e ombre.

La sceneggiatura usa ben poche parole, parla per immagini, la base del linguaggio cinematografico: i rapporti si costruiscono con i gesti e con gli sguardi, in uno scambio che sempre più coinvolge e commuove. Anche il momento più drammatico verso la fine del film è raccontato così.

Il regista dichiara di amare soprattutto il cinema che si fonda sulle immagini e risparmia le parole, dimostrando di saperlo fare con grande perizia, facendo emergere con delicatezza sentimenti profondi.

La lingua parlata nel film è l’irlandese

Non è stato facile trovare una bambina che sapesse recitare in irlandese.

La scelta è stata felice: la spontaneità di Catherine Clinch davanti alla macchina da presa comunica con autenticità la vulnerabilità e la forza di Cáit che, cambiando ambiente, impara a riconoscere e nutrire in sé emozioni e sentimenti positivi.

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La corsa che Cáit fa fino alla casella della posta, cronometrata da Séan, mostra l’affetto e la capacità di comprensione e di cura dell’uomo che si comporta come un vero padre.

Ed è proprio sulla parola papà detta due volte con due significati totalmente diversi solo alla fine del film, che si esprime la potenza emotiva del racconto.

Alla fine dell’estate Cáit deve tornare a casa, in una famiglia che sente, ora assai più nettamente di prima, come respingente.

La sua corsa verso Séan è una scelta di futuro.

The quiet girl: dal racconto al film

Il film è l’adattamento di “Foster“, un racconto breve della scrittrice Claire Keegan, pubblicato nel 2009 sul New Yorker e diventato in seguito un romanzo, che Colm Bairéad ha adattato alla cultura e alla società dell’Irlanda tra gli anni Settanta e Ottanta.

The Quiet Girl narra gli incontri che contano nella vita di Cáit, quelli che la aiutano a valorizzare le sue qualità: l’interesse per il mondo che le sta intorno, la riflessività, la capacità di imparare, la velocità nella corsa.

Eibhlín, sempre con un velo di tristezza negli occhi, è la madre elettiva attenta e amorosa, che insegna con l’esempio; Seán, onesto, spiccio e generoso, è il padre che non ha avuto alla nascita.

Entrambi sanno come prendersi cura di una persona, allevarla, stimolarla, guidarla.

Il paesaggio irlandese è ripreso in un’estate nordica scandita dalle fasi del lavoro nella fattoria, in formato 4.3, che trasmette un senso di costrizione, in orizzonti chiusi anche quando la storia si svolge nella campagna, ripresa dalla fotografia digitale di Kate McCollough che valorizza il fuori fuoco e con un’attento lavoro sul suono.

Il film ha vinto la sezione Generation Kplus dell’ultima Berlinale e ha ottenuto ben sette premi agli Irish Film & Television Academy Awards. Distribuzione https://www.officineubu.com/