Alfons Mucha a Palazzo Reale di Milano

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È la tua bocca che io desidero, Iokanaan. La tua bocca è come una traccia di scarlatto sopra una torre d’avorio. Queste sono le conturbanti parole che Oscar Wilde fa pronunciare alla ballerina Salomè, protagonista del suo omonimo dramma, scritto appositamente per l’attrice francese Sarah Bernhardt. L’opera venne pubblicata nel 1893 con le illustrazioni in stile liberty di Audrey Beardsley. Del resto, si è nel pieno della Belle Epoque (1890-1914), un periodo all’insegna di euforia e frivolezze, ma anche di grande creatività, dove ogni produzione umana poteva divenire un’espressione artistica: una decorazione, un motivo floreale, una linea curva e arabesca.alphonse_mucha_dance

Ed è proprio negli anni Venti, infatti, che sboccia la donna Art Nouveau tra Belles Dames sans merci da una parte e donne politicamente attive dall’altra. Donne che tagliano i loro capelli alla maschietta, che accorciano le gonne e che, infine, nel 1928 nella liberale Inghilterra ottengono il diritto di voto. In questo modo la donna diventa finalmente soggetto della storia, ma al tempo stesso (per rivalsa maschile?) viene trasformata in oggetto ‘evocatore’ di atmosfere e suggestioni che stupiscono e coinvolgono lo spettatore anche da un punto di vista erotico.

 

Ecco, allora le ‘fanciulle in fiore’ di Alfons Mucha– in mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 20 marzo 2016 – in un percorso originale che ricostruisce il gusto elegante e sensuale dell’epoca attraverso le sue creazioni. L’artista ceco, insieme a Klimt e Toulouse-Lautrec è il simbolo del linguaggio tipico dell’ Art Nouveau. Il suo stile si è adattato ad una grande varietà di contesti: poster, pubblicità di vari prodotti, illustrazioni e manifesti teatrali. Vi è una sezione della mostra, infatti, dedicata alla Divina Sarah Bernhardt, La Voix d’Or del teatro. Personaggio provocatorio, diviso tra una femminilità estrema – vedi la locandina della Gismonda , della Dame aux Camelias e Medèe – e ruoli androgini – Lorenzaccio e Hamlet– immortalata unendo il quotidiano alla festa, il pagano al sacro in uno stile sincretico con caratteristiche moderne, bizantinismi e penne di pavone.076d_foto_0482_barvy.indd

Il valore universale della bellezza giovanile viene espresso, attraverso linee serpentine ed eleganti movenze, nelle immagini delle ragazze sponsor ricche di fascino e sensualità, nelle affiches disegnate da Mucha per l’Esposizione Universale di Parigi nel 1900: dai biscotti Lefevre- Utile alle tavolette di cioccolata Idèal fino liquore La Trappistine. Nel marchio di tabacchi Job, l’artista arriva perfino ad immaginare una fanciulla rapita dal piacere della sigaretta con i lunghi capelli trasformati in spire e il fumo che sale, come un sinuoso nastro di seta.

Tuttavia, la donna assume anche una fisionomia ispirata al Botticelli, riflettendo le esperienze preraffaellite, o che rimandano alla grafica giapponese, con volti e profili incorniciati da chiome fluenti e fiori variopinti, che interpretano alla perfezione il prototipo della figura angelicata. Nella serie delle Pierres Precieuses, Mucha riesce a restituire il carattere di ogni gemma – rubino e smeraldo ad esempio – attraverso la forza del colore e la seducente bellezza femminile. Verso la fine del secolo, l’artista accentua l’aspetto spirituale delle sue donne, circondate da un ambiente cosmico – L’annèee qui vient- oppure rappresentate simbolicamente attraverso le grafiche dei calendari, dell’alternarsi delle stagioni e delle parti del giorno.Nell’immaginario Art Nouveau, quindi, la figura femminile, talvolta immaginata come creatura virginale ed aggraziata, talvolta come femme fatale bella e accattivante diviene fonte d’ispirazione e protagonista di una varietà multiforme. Tra rose e ninfee, dal malinconico lirismo della Poesia fino all’energia conturbante della Danza, gli artisti modernisti hanno tramutato la donna nel simbolo per eccellenza della Belle Epoque, dando forma al concetto di sexy senza alcuna traccia di volgarità.

 Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau – Palazzo Reale di Milano – fino al 20 marzo 2016

Maria Grazia Lucchese

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