Opere in viaggio: Caravaggio e Rembrandt a Brera

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Opere in viaggio: Caravaggio e Rembrandt a Brera

Prosegue,  presso la Pinacoteca di Brera, l’esposizione Attorno alla Cena in Emmaus. Caravaggio incontra Rembrandt, il rendez-vous tra i capolavori di due maestri della luce: La Cena in Emmaus di Caravaggio e La Cena dei pellegrini di Emmaus di Rembrandt.

Entrambe le opere sono da poco giunte a Milano provenienti dal Musée Jacquemart-André di Parigi,  dove si è appena conclusa la mostra dedicata a Caravage à Rome. Amis et ennemis, ospite d’onore il quadro concesso in prestito  da Brera.

Ora La Cena in Emmaus  è tornata al suo posto, dopo il restauro e il nuovo allestimento della Pinacoteca e, grazie al prestito concesso dal Musée Jacquemart-André, si può ammirarla accanto all’opera di Rembrandt, che a lei si è ispirato, dipingendo una piccola tela (solo 40 x 40 cm circa)  quando  aveva poco più di vent’anni.

L’incontro tra le due opere è emozionante: le accomuna la rappresentazione dell’accoglienza dello straniero come un miracolo, una rivelazione che nobilita la quotidianità di una semplice cena.

Questo dialogo è un perfetto esempio del perché i musei dovrebbero prestare i loro capolavori in circostanze eccezionali” ha detto il direttore Bradburne. “Per tre settimane Milano avrà l’opportunità di vedere due maestri uno accanto all’altro, interpreti dello stesso tema in modi diversi”.

Esposte insieme per la prima volta, entrambe le immagini presentano una grande audacia e capacità di innovazione, che sconvolge la tradizionale iconografia medioevale, nel proporre l’episodio tratto dal Vangelo di Luca, che narra l’incontro di Cristo con due discepoli sulla via di Emmaus, un villaggio presso Gerusalemme, pochi giorni dopo la resurrezione.

Entrati in una locanda e sedutisi a tavola per rifocillarsi, i due discepoli riconoscono Gesù nel momento in cui benedice il pane e lo spezza. I personaggi vengono colti nell’immediatezza delle loro reazioni di stupore e di coinvolgimento, con l’effetto quasi di un’istantanea, ritatti sullo sfondo della  taverna.

CaravaggioCaravaggio -Pinacoteca-di-Brera-Sala-28

Caravaggio dipinge il suo quadro (conservato a Brera dal 1939, quando fu acquistato per la Pinacoteca dalla Associazione Amici di Brera) nel 1606, in fuga da Roma in  seguito alla condanna per omicidio. Una precedente versione si trova alla National Gallery di Londra.

In questa rielaborazione il pittore, tramite l’eliminazione di oggetti e particolari e accentuando l’uso drammatico e teatrale della luce, fa risaltare  la sacralità e l’intimità della situazione. Sulla tavola sono appoggiati solo pane e vino, simbolo del corpo e del sangue di Cristo.

Il suo volto emerge dalle tenebre tra gli sguardi dei discepoli,  concentrati su di lui nel momento in cui lo riconoscono, illuminato da una luce radente proveniente da sinistra. Il recente restauro dell’opera ha fatto scoprire il disegno di un paesaggio sulla parte sinistra, poi cancellato dall’artista, che ha scelto di concentrare l’attenzione intorno al Cristo, su cui convergono tutti gli astanti, con espressione che mescola allo stupore un atteggiamento di preghiera.

Rembrandt  van Rijn

L’olandese Rembrandt  van Rijn (1606-1669)  realizza la sua opera nel 1629, a Leyda, ispirandosi a Caravaggio; senza contravvenire la regola protestante di non rappresentare il volto di Cristo, ne fa solo un profilo scuro, in controluce, davanti agli occhi esterefatti del  discepolo  Cleopa, mentre ai suoi piedi si intravede la sagoma scura, inginocchiata dell’apostolo Luca.

Dietro, sullo sfondo, una domestica lavora in cucina. La luce è quella di una piccola candela, che resta celata alla nostra visione  e illumina la tavola di legno, il pane, il calice e  le poche stoviglie. Rembrandt ha ripreso il soggetto in altre opere, che non hanno tuttavia l’intensità di questa piccola tela, commissionta, probabilmente da un cattolico, per le pratiche devozionali private.

Dove: Pinacoteca di Brera, Sala della Passione
Quando: fino al 24 febbraio 2019
Ingresso: ingresso libero

Testo di Elefteria Morosini

Elefteria Morosini

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