Rapina a Stoccolma: da che parte stanno gli ostaggi?

Rapina a Stoccolma

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Rapina a Stoccolma: da che parte stanno gli ostaggi?

Siamo a Stoccolma nel 1973. Uno strano individuo vestito come Capitan America in Easy Rider entra nella Kreditbank e sotto la minaccia di un mitragliatore prende in ostaggio alcuni impiegati, ta cui Bianca, madre di due bambini.Rapina a Stoccolma

Nelle ore di insolita contiguità si sviluppa tra la donna e il fuorilegge una strana comprensione, che li porta da essere quasi alleati nella lotta per uscire dall’assedio delle forze di polizie, comandate da un capo che gestisce in maniera piuttosto disinvolta una situazione del tutto anomala e inconsueta in Svezia, che neppure il primo ministro sembra essere in grado di affrontare.Rapina a Stoccolma

Tra farsa e tragedia, i personaggi si scoprono e mostrano le loro debolezze: Lars, mascherato all’americana e pieno di miti cinematografici, è un rapinatore dal cuore tenero, che si ripromette di liberare dalla galera il suo migliore amico.

La sindrome di Stoccolma

Il film ripropone un fatto di cronaca accaduto in Svezia nella 1973, che ha portato a coniare l’espressione “sindrome di Stoccolma” per indicare lo strano rapporto di complicità che si può creare tra rapitori e ostaggi.

Il regista Robert Budreau, che si prende più di una libertà narrativa, lo mette in scena puntando sul talento di Ethan Hawke e Noomi Rapace, che esprimono in modo convincente l’alchimia che si crea tra i loro personaggi.

Rapina a Stoccolma

Mascheramenti, rivelazioni, colpi di scena si susseguono. L’improvvisazione caratterizza sia le azioni dei fuorilegge che le iniziative delle forze dell’ordine, impreparate pur se volenterose.

Molteplici i gustosi riferimenti alla cultura americana degli anni ’70, dai costumi di Lars, vestito come i personaggi di Fonda e Hopper in Easy Rider, alle canzoni di Bob Dylan che accompagna la vicenda sia sul piano diegetico che su quello extradiegetico, ai riferimenti al mitico Steve McQueen: per fuggire i rapinatori vogliono una Mustang come quella da lui guidata in Bullitt.

Nonostante la scarsa verosimiglianza,

questa storia “assurda ma vera” appassiona lo spettatore.

Il regista, che avrebbe forse potuto approfondire maggiormente il misterioso rapporto che si stabilisce tra predatore e preda, preferisce lavorare sul tema della finzione, che confonde vita e cinema. Nel caveau della Kreditbank, che funge sia da rifugio che da prigione più terribile del reale carcere svedese, si dipana la storia di persone normali, che il caso pone in una situazione eccezionale.

Buona visione!

Regia di Robert Budreau, con Noomi Rapace, Ethan Hawke, Mark Strong, Christopher Heyerdahl – USA, 2018, durata 92 -minuti.- www.m2pictures.it

Elefteria Morosini

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