Jack Jaselli : “Torno a casa a piedi” lungo la via Francigena

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Jack Jaselli : “Torno a casa a piedi”… lungo la via Francigena

Jack Jaselli, cantante e filosofo errante, ci racconta il suo percorso lungo la via Francigena, alla ricerca dell’essenziale. Un cammino ricco di esperienze e di incontri inaspettati.

Ora anche un libro edito da DeAgostini.

Quaranta giorni a piedi, con un bastone in legno di sambuco in una mano e la custodia della chitarra nell’altra.

800 km percorsi, da Pavia a Roma, e decine di concerti improvvisati lungo la via.

Questa è l’ultima impresa di Jack Jaselli, che in un momento di crisi profonda ha capito – da musicista – cosa andava fatto: mettersi in ascolto.

Jack Jaselli : “Si va avanti con il cuore, mica con le gambe”.

E in questo ascolto si è immerso, totalmente, lasciandosi avvolgere dalle voci di chi quella terra, la nostra terra, la cura e la vive appieno, con lentezza, con dedizione.

Un cammino spirituale, quindi, votato all’ascolto, per dare voce alle persone che Jack incontrava lungo la strada.

Un percorso alla ricerca di condivisione, di musica, di storie, di emozioni, perché “Si va avanti con il cuore, mica con le gambe”.

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E Jack Jaselli di musica, di emozioni e di storie ha sempre vissuto, da quando nel 1980 ha iniziato a girare il mondo, ancora adolescente.

Chi è Jack Jaselli ?

JACK JASELLI, è un cantante, autore e scrittore italiano. Classe 1980, laureato in filosofia, ha iniziato a girare il mondo quando era ancora un adolescente e non ha mai smesso.

Ha collaborato con i più importanti artisti italiani  dal vivo e in studio. Ha scritto e pubblicato quattro album in inglese. Nel 2018 è uscito il suo primo disco in lingua italiana, Torno a casa.

Piccoli live improvvisati in rocche abbandonate, in ostelli,

lungo la strada, con voce e chitarra.

E le vibrazioni di chi si avvicinava, curioso, o semplicemente eccitato, si univano a quelle della chitarra, e delle corde vocali, del cantautore milanese.

Quei concerti sono stati raccolti in un documentario di Discovery, e poi impressi su carta, in un libro edito dalla DeAgostini, dove hanno creato una playlist speciale, ampliata, con alcuni brani in acustico, proprio come le versioni live lungo la Via.

Sensi del Viaggio ha incontrato Jack Jaselli,  ecco cosa ci ha raccontato

D.  Musica e viaggio si muovono di pari passo, spesso. Nuovi posti implicano nuove sonorità e nuovi modi di intendere la musica. Qual è stato il viaggio che più di tutti ti ha permesso di crescere, come artista e come uomo?

R. La musica è quasi sempre un viaggio, uno spostarsi da dove ci si trova per esplorare nuovi territori emotivi. Ogni viaggio ha una sua anima sonora, un’impronta digitale acustica che lo distingue da tutti gli altri: i suoni del posto, la cadenza delle lingue e le canzoni che portiamo con noi.

Ho avuto la fortuna di poter legare musica e luoghi nella mia vita, registrando album in posti inconsueti e lontani. Questo mi ha convinto che l’ambiente entri a far parte delle canzoni come fosse l’elemento di un’orchestra.

Ovviamente c’è poi il grande stimolo che le nuove esperienze scatenano e che porta sempre ispirazione. Non saprei dire quale sia stato il viaggio che mi abbia fatto crescere di più, anzi, spero non sia ancora arrivato.

D. Com’è nato il progetto ‘Torno a casa a piedi tour’? E cosa ha comportato viaggiare, visitare i luoghi dei fan che venivano a sentirti cantare poi ai concerti?

R. L’idea di fare un tour musicale partendo da casa e arrivando a piedi a Roma è nato dalla voglia di riappropriarmi della musica secondo dei criteri che facessero capo solo alla mia libertà e al piacere di suonare dal vivo in luoghi che fossero estranei al circuito della musica live.

Arrivare sul palco dei concerti dopo aver camminato magari per 30 km era senza dubbio un’esperienza nuova, che mi permetteva di esibirmi senza poter mettere nessun filtro tra me e il pubblico.

Attraversare a piedi i luoghi mi permetteva di entrare in sintonia con coloro che mi ospitavano e mi accoglievano, sempre pazzamente innamorati della loro terra. Era uno scambio: io portavo le mie canzoni, loro la storia dei posti.

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D. È un format molto particolare, che mi ha ricordato un po’ una scena di ‘Forrest Gump’: lui inizia a correre, e in tanti lo seguono, senza sapere perché. Questa è la dimostrazione del potere della tua musica: ci sei tu, con la tua chitarra, e tanti compagni di viaggio che si uniscono a poco a poco. Un momento di aggregazione nel nome della semplicità.

R. Credo che sia la dimostrazione del potere dell’ascolto. L’ascolto è prendere del tempo e dello spazio nelle nostre vite per fare emergere quella qualità luminosa che ci mostra cosa è davvero necessario. Trovare il tempo, che è indissolubilmente legato allo spazio. Questo è ciò che rende il cammino speciale.

Il vero pifferaio magico è qualcuno che con il suono sa farti trovare il tuo personale silenzio.

DE proprio nel documentario che è stato girato hai parlato dell’importanza della solitudine. Sei stato da solo in Australia, in America. Sei riuscito in questo cammino a ritagliarti dei momenti per te? Considerando il programma ideato da Discovery, e la “narrazione social” che ha accompagnato tutte le tue tappe.

R. Il programma l’ho ideato io, perché mi premeva mostrare quella realtà del nostro Paese che ho conosciuto viaggiando a piedi. Discovery mi ha dato subito supporto dopo la prima esperienza con il documentario di ‘Nonostante Tutto’. Ovviamente un po’di calma e di solitudine in meno erano parte del compromesso, ma scrivere questo libro mi è servito proprio per mettermi in contatto con la parte più intima del viaggio.

D. Una cosa mi ha colpito di tutti i tuoi progetti e di tutte le tue canzoni. Un tassello che collega tutto il resto, e che tu stesso hai espresso con grande chiarezza: il concetto di libertà. E proprio in “Nonostante tutto” questo concetto viene fuori, potente. Questo pezzo in particolare mi ha ricordato molto “Nella mia ora di libertà” di Fabrizio de André, per la voglia di cercare una cosa altrettanto potente: il perdono. Come sei arrivato a un livello così alto di accettazione, verso se stessi e verso gli altri?

R .‘Nonostante Tutto’ è stata scritta nel carcere femminile della Giudecca insieme alle detenute. Loro mi hanno insegnato parecchio su cosa possa voler dire la libertà per un essere umano. Un capitolo del libro parla proprio di questo

Perdonare e accettare sono due facoltà potentissime che vanno esercitate e coltivate. Accettare vuol dire prima di tutto conoscere, se no è una mera operazione di quieto vivere. Credo che accettare e perdonare siano un cammino che dura una vita intera.

D. Negli anni ti sei confrontato con tanti generi diversi, dal rap con Gue Pequeno al pop con Jovanotti. A quale di queste collaborazioni ti senti più legato, e quanto di te stesso riesci a mostrare quando ti confronti con altri artisti?

R. Mi sono divertito in tutte le collaborazioni. Mi piace spaziare e mi sono sempre appassionato di tanti generi di musica. Ogni volta è un’occasione per confrontarsi e tirare fuori qualcosa di nuovo. La musica è uno sport di squadra, e ogni squadra fa un gioco diverso. Nonostante molte collaborazioni sono un po’ un ‘outsider’ della scena musicale, e continuo a fare qualcosa solo se mi piace davvero. I miei lavori con Gue e Lorenzo sono entrambi stati momenti che ricordo con grande piacere.

D. Hai suonato davanti a 80.000 persone durante la tournée dei Negramaro, e hai suonato in concerti diversi davanti a un numero di spettatori più raccolto durante il tuo ‘Torno a casa a piedi tour’. Quale delle due esperienze ti ha trasmesso qualcosa in più? E perché?

R. Durante il tour a piedi ho suonato fra gli altri luoghi in una iurta, in una legatoria, in un gompa buddista, in una casa di riposo, in qualche teatro e in rocche abbandonate. Ovviamente esperienze di questo tipo sono radicalmente diverse dai concerti negli stadi o nelle piazze gremite.

Nel libro racconto entrambi i tipi di esperienza e i diversi insegnamenti che se ne ricavano. Non credo ci sia “qualcosa in più”. Credo che abbiano solo colori diversi.

Torno a casa a piedi – Jack Jaselli  – edito da DeAgostini 

Luca Baldacci

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